La crisi dei negozi a Morbegno, il 2020 parte male
La situazione è particolarmente critica in via Fabani

La crisi dei negozi a Morbegno, il 2020 parte male

Sono sempre più numerose le vetrine di esercizi con serrande giù e cartelli di vendita. Il presidente dei commercianti, Rovagnati: «Difficile stupirsi, ma ci sono opportunità per cambiare le cose».

Grande distribuzione, il maxi concorrente storico, che da anni si presenta in crescita costante, seguito di recente dagli acquisti online. E adesso la spesa online che quasi supera nei numeri, e in certi settori, proprio la grande distribuzione. E il negozio di città, di paese, che resta stretto tra questi colossi, come in una tenaglia.

Nella Morbegno del 2020, anno nuovo avviato, nuovo decennio avviato, si vedono tante vetrine di esercizi con serrande giù e cartelli di vendita. Cedono gli alimentari, la telefonia, abbigliamento. Per quanto all’interno del sempre vivace triangolo commerciale cittadino la situazione sia diversa, lì i marchi storici e i rinomati centri dello shopping tengono, almeno per il momento, ancora. «Negozi che chiudono, o che hanno chiuso e non riaprono, nessuno si stupisca - è il commento primo, realista del presidente dell’Unione commercio morbegnese, Mario Rovagnati -. La crisi del piccolo negozio è un fenomeno che non è certo locale o provinciale, riguarda tutta Italia. Nelle grandi città – rimarca – questa estrema difficoltà è molto evidente specie in periferia, qui compare magari più vicino al centro, ed è molto difficile da contrastare». È l’effetto, spiega, degli acquisti sul web. «Oggi i giovani, lo sappiamo – afferma Rovagnati – guardano e comprano molto anche su Amazon, questo è sempre più un fatto, un fenomeno con cui si devono fare i conti. Non è un caso che certi volumi, immobili centrali con luci sulla strada, vengano adibiti a servizi, pensiamo alla cura della persona. Sedute di bellezza e taglio dei capelli e unghie, online non li puoi fare. Oltre a questo – precisa – abbiamo una grande distribuzione forte, e tocca a noi stare al passo con quello che il mercato chiede, così come con quanto il mercato non chiede più». Realismo, nessuna voglia di guardarsi all’indietro. Soluzioni? «Soluzioni? Proviamoci. Intanto abbiamo “sacche” di resistenza che tengono. Ogni realtà territoriale poi – chiarisce il portavoce dei commercianti – ha il proprio bacino di utenza. Per quanto riguarda Morbegno, il bacino di utenza è da ampliare – prosegue con tono disincantato –. O aumentiamo i turisti in ingresso in città, o incrementiamo le nascite. Comunque la si veda, non si tratta di risolvere un problema con un semplice schiocco di dita». Morbegno città che o diventa turistica, o di servizio al turismo, o altrimenti non si capisce che sviluppo sia destinata ad avere.

«Per avere qui più turisti bisogna proporre loro una offerta interessante. E su questo serve essere ottimisti, sperare che cambiamenti in corso, opportunità alle porte, diano il loro impulso positivo - continua Rovagnati -. Per fare turismo serve agire bene, un’altra scelta reale non l’abbiamo, offrire dei centri storici puliti, accoglienti, rendere le nostre qualità un volano. E con pochi accorgimenti e la voglia di fare bene, con obiettivi comuni e lavoro si può smuovere parecchio. Ma serve l’azione della politica, la politica bella, con sani principi. E serve voler bene alla Valle, lo dico spesso, essere al servizio della Valle».


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