«La crisi alle spalle, Rigamonti in salute   pronta a investire»
L’amministratore delegato Claudio Palladi illustra una situazione decisamente incoraggiante per la società

«La crisi alle spalle, Rigamonti in salute

pronta a investire»

Crescita a doppia cifra, bilancio salito a 110 milioni e un’occupazione stabile: parla l’amministratore delegato Claudio Palladi.

La crescita è a doppia cifra, il bilancio sale a 110 milioni di euro e l’occupazione è stabile. A due anni dal proprio insediamento al salumificio Rigamonti, l’amministratore delegato Claudio Palladi può illustrare una situazione decisamente incoraggiante per la società che produce bresaola a Poggiridenti, Mazzo e Montagna in Valtellina. Uno scenario che, dopo la profonda crisi del 2013, assume una valenza ancora più positiva.

Ora possiamo dirlo: i momenti bui sono alle spalle.

Rigamonti sta crescendo di circa il 14-15%. Non possiamo commettere l’errore di pensare che siano percentuali ripetibili. Stiamo parlando di un’azienda che nel corso del 2016 e del 2017 si è riportata a regime. Questo vale sia per la crescita di volumi, con 3500 tonnellate di prodotto venduto nei primi sei mesi del 2017, sia per i dati di natura finanziaria. Per quanto riguarda il fatturato, chiuderemo il 2017 intorno ai 110 milioni di euro. Oggi la società ha riportato il suo Ebitda strutturale intorno al 4%: è un dato sostanzialmente in linea con la media del settore. Teniamo presente che noi abbiamo una particolarità rispetto ad altri competitor: gli stabilimenti in affitto. Una situazione che deriva dalle scelte messe in campo nel momento dell’accordo con la famiglia Rigamonti. Noi in questo caso scontiamo il pagamento del canone d’affitto come costo e non come ammortamento. La situazione è tornata a essere, da questo punto di vista, normale, anche perché abbiamo ammortamenti e oneri finanziari limitati. Inoltre possiamo contare su recuperi fiscali molto significativi, dovuti a quanto accaduto tra il 2008 e il 2015. L’utile netto è quindi molto interessante e ci consente di ricapitalizzare. Anche per quanto riguarda la struttura patrimoniale possiamo stare molto tranquilli.

In sintesi, Rigamonti è un’azienda che cresce e ha ritrovato equilibrio sia dal punto di vista del conto economico, sia patrimoniale.

Sì. Possiamo quindi pensare a dei piani di sviluppo e a degli investimenti, con tutto il necessario per avere ricadute positive sull’occupazione.

La vostra società cresce e questo trend riguarda anche altre realtà del settore.

A me fa molto piacere potere osservare che la nostra tendenza si inserisce in un andamento positivo di tutto il comparto della bresaola. Per il 2017 si prospetta una crescita complessiva del 5,5-6%. Da molti anni non si verificava una situazione del genere, visto che nel recente passato si era passati da un lieve decremento a un +3%.

Come si spiegano queste percentuali?

La bresaola è un prodotto sano, con un’immagine molto positiva, anche grazie all’ottimo lavoro svolto dal Consorzio per promuovere la nostra offerta, attraverso una strategia di squadra per aziende che sono anche socie di un marchio collettivo. Mi riferisco, ad esempio, all’impegno sul fronte dell’origine della carne e alla difesa del nome bresaola, che non può essere tirato per i capelli per proporre prodotti improbabili che con la bresaola stessa non c’entrano nulla. Inoltre il trend delle singole società è positivo.

Ascoltare questi dati è fonte di soddisfazione per tutti coloro che hanno temuto il peggio quattro anni fa.

Credo che ci sia stata una preziosa e proficua collaborazione da tutte le parti, soprattutto quando ci fu il concreto rischio di chiusura. Mi riferisco anche al sindacato. Rigamonti è un patrimonio della Valtellina: anche per questa ragione stiamo costruendo accordi finalizzati alla valorizzazione del lavoro svolto in Italia nella filiera della bresaola.

In generale per il comparto agroalimentare della provincia di Sondrio è un buon momento.

Certo. Ritengo che il passo successivo sia unire all’azione del Consorzio quella del Distretto agroalimentare di qualità. Grazie a quest’organizzazione si possono trovare degli spazi sui mercati esteri. Il 10% della produzione di bresaola è destinato all’esportazione: questa percentuale può crescere. Fuori dall’Italia ci sono potenzialità molto interessanti non soltanto per noi, ma soprattutto se uniamo il nostro prodotto a formaggi e vini di Valtellina. In quest’ottica si stanno promuovendo alcune specifiche iniziative, anche grazie all’oculato utilizzo di risorse pubbliche. Per quanto riguarda le sinergie, vorrei citare il progetto finalizzato allo sviluppo di una filiera di carne italiana, promosso con Coldiretti.

Quali sono le prospettive di crescita?

Come premesso, credo che per l’agroalimentare valtellinese ci siano degli spazi interessanti, anche per creare nuova occupazione. Per quanto riguarda Rigamonti, invito tutti a mantenere i piedi ancorati a terra. Abbiamo stabilizzato molto bene le 152 persone che impieghiamo come dipendenti fissi. Si tratta di manodopera che, anche grazie al passato dell’azienda, può contare su trattamenti retributivi superiori alla media del settore delle bresaole e del comparto alimentare. Al sindacato abbiamo chiarito di essere pronti al confronto, perché la situazione, lo ribadiamo, è tornata a essere normale. Noi oggi, oltre ad aver salvaguardato i posti a tempo indeterminato, stiamo offrendo opportunità ad altre persone. Complessivamente, compresi coloro che si occupano dell’affettatura sulla base di impieghi stagionali, 30-35 lavoratori, Rigamonti ha quasi 200 percettori di reddito. Ora c’è una prospettiva di aumento della manodopera, anche se non ci possiamo sbilanciare. Ma fondamentalmente lo scenario ci consente di essere ottimisti.

Crescere vuol dire anche creare delle nuove proposte per la clientela: quali sono le novità di casa Rigamonti?

La differenziazione dell’offerta ci può aiutare a conquistare clienti con gusti diversi. Ad esempio abbiamo proposto alla clientela dei supermercati Esselunga dei salamini di bresaola. Hanno valori nutrizionali eccellenti: tante proteine e pochi grassi, tutti di natura vegetale come l’olio extravergine d’oliva. Contiamo molto su questo prodotto.

Questa situazione determina delle altre valutazioni per il futuro?

Ci sono anche risultati che non si possono osservare immediatamente nei bilanci, ma sono molto più prospettici. Abbiamo chiuso un interessantissimo accordo con la famiglia Rigamonti, che si è dimostrata interessata al futuro dell’azienda. Noi abbiamo stabilito un contratto d’affitto per dodici anni, con un’opzione d’acquisto, su due stabilimenti che non abbiamo messo in discussione: Mazzo e Poggiridenti. Per questi siti stiamo prevedendo tutti gli investimenti necessari. Quella di Montagna è una sede caratterizzata da spazi dispersivi. La lasceremo, ma senza fretta. La dismetteremo nel momento in cui ci sarà il potenziamento di uno degli altri due stabilimenti. Non lo faremo nel 2017 e nemmeno nel 2018. Ne riparleremo entro il 2020.


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