«La capra orobica sempre più richiesta  Ma numeri scarsi»
Giuseppe Giovannoni, allevatore di Cosio Valtellino

«La capra orobica sempre più richiesta

Ma numeri scarsi»

Il vicepresidente dell’Associazione, Giovannoni: «Non si riesce a esaudire le domande di latte e formaggi. Proposte anche da una compagnia di navi da crociera».

Un esemplare versatile e docile che si alleva e si tiene innanzitutto, per la “bellezza del capo in sé”, e che fa vivere una “piccola agricoltura” di montagna, ideale come reddito integrativo.

Portata avanti soprattutto da allevatori-hobbisti che hanno in stalla una quindicina di capi, li conducono nei prati più impervi, e li lasciano liberi, loro si arrampicano, pascolano, resistono al freddo e quindi possono pascolare allo stato brado in tutte le stagioni, e contengono l’avanzare del bosco. Ma anche un animale simbolo, che sta tornando nelle valli sondriesi, lecchesi e bergamasche a cavallo delle Orobie e i cui prodotti caseari hanno fatto nascere nel settembre dello scorso anno un nuovo presidio Slow food.

Il piccolo indotto e l’attenzione crescente che la capra orobica sta suscitando stimola anche altri progetti, la lana del suo vello avrebbe caratteristiche simili alla fibra cashmere delle capre tibetane. Il filone tessile attrae, la lana pregiata vale oro, e nascono ulteriori idee ambiziose e nuove piccole pianificazioni produttive. «Di idee per dare stimolo alla produzione ce ne sono – precisa Giuseppe Giovannoni, allevatore di Cosio Valtellino, alpeggio sul Legnone, vicepresidente della Associazione tutela della Capra orobica – anche perché il latte di capra e i formaggi tradizionali a latte crudo sono sempre più richiesti. Li vogliono le famiglie, per una scelta salutistica, e il latte più magro rispetto al latte vaccino trova sempre nuovi consumatori. L’attenzione alla capra orobica è ancora maggiore come razza adatta alla vita d’alpeggio, e il suo latte serve per la produzione del Bitto. Il nostro problema è semmai che non riusciamo a stare dietro alla domanda: teniamo presente – spiega – che la capra orobica è una specie in via di estinzione se ne contano circa 2000 esemplari nelle provincie di Sondrio, Lecco e Bergamo, un numero che non aumenta e non diminuisce».

Di recente, però, il sito www.capraorobica.it della Associazione tutela della Capra orobica è diventato un punto di riferimento per altri allevatori delle Alpi, alla ricerca di nuove specie da introdurre nelle terre alte. «Abbiamo portato di recente alcuni esemplari di orobica in Piemonte in una valle remota – precisano i responsabili sondriesi del sodalizio di tutela – ce le hanno chieste dei giovani allevatori, che vogliono recuperare terreni per alpeggio, e sono incuriositi all’idea di potere utilizzare il pelo lungo del manto come lana pregiata. Il sito – viene spiegato – è diventato un veicolo di promozione potente. Da quando nello scorso settembre i nostri formaggi sono tutelati e promossi da un presidio Slow food, per i nostri prodotti abbiamo richieste di ogni tipo. Persino una compagnia di navi da crociera ci ha proposto un contratto di fornitura, ma ci si scontra ancora una volta con i nostri limiti produttivi, la resa è stagionale, la orobica fa latte da maggio a settembre e per pochi allevatori che anche grazie al riconoscimento del presidio riescono a vivere del proprio lavoro, ci sono tanti che tengono questa razza per pura passione. Per i giovani casari soprattutto, l’animale sta diventando un simbolo, ma dobbiamo ancora crescere per dare solidità al progetto di tutela e reinserimento di questa specie».


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