In Ticino nuovi obblighi   No di Confartigianato Lecco
Daniele Riva

In Ticino nuovi obblighi

No di Confartigianato Lecco

La legge impone alle imprese italiane l’iscrizione all’albo e una serie di versamenti

L’entrata in vigore della legge sulle imprese artigiane nel canton Ticino mette in allarme le ditte che lavorano in Svizzera.

La nuova norma impone l’iscrizione all’albo delle imprese artigianali anche alle attività italiane della filiera casa (edili, idraulici, elettricisti, pittori, serramentisti, fabbri/carpentieri, giardinieri) che vogliono lavorare sul territorio ticinese.

Come specifica Confartigianato Lecco, «in sintesi, nella normativa viene inserito l’obbligo di rispettare determinati requisiti professionali, come l’omologazione dei titoli di qualificazione, la cui valutazione è demandata alla discrezionalità di giudizio di una commissione del canton Ticino che, probabilmente, andrà a colpire soprattutto le imprese di piccole dimensioni. A questo vanno aggiunti i costi di iscrizione all’albo: 2mila franchi (quasi 2mila euro) più 300 franchi per ogni specializzazione: per esempio, un pittore edile che svolga anche l’attività di gessatore dovrà versare un supplemento di 600 franchi. Occorre poi mettere in conto una polizza assicurativa con massimale di 1 milione di franchi, la raccolta di numerosi certificati e permessi da presentare, con sanzioni che possono arrivare fino a 50mila franchi. Confartigianato Lecco si è subito mobilitata sul tema, sia a livello confederale per ottenere maggiori dettagli dalle autorità ticinesi e contestare il provvedimento, sia a livello locale offrendo agli associati i primi suggerimenti per affrontare il problema.

«È un provvedimento che ci stupisce - commenta Daniele Riva, presidente di Confartigianato Lecco - e che avrà ripercussioni negative sulle imprese artigiane lombarde che lavorano in Svizzera, generando aggravi di costi e di burocrazia. Secondo i dati divulgati dagli uffici del Canton Ticino, il nuovo provvedimento coinvolgerà oltre 4.500 ditte artigiane individuali, per lo più provenienti dalle aree di confine. Si tratta, fra l’altro, di un obbligo che contrasta con gli accordi bilaterali sottoscritti con la Svizzera: per questo Confartigianato ha sollecitato ieri l’intervento del Governo italiano nei confronti delle autorità elvetiche per far rispettare i diritti di stabilimento e libera prestazione dei servizi delle imprese sanciti dall’accordo tra l’Unione Europea e la Svizzera».


© RIPRODUZIONE RISERVATA