«Il ristorante “1862”
torna a essere centrale»

Piazza Garibaldi Buoni segnali per “1862”, riaperto dalla nuova gestione del Grand Hotel della Posta di Sondrio

«Il ristorante “1862” torna a essere centrale»
Da sinistra: Stefano Longhi, Matteo Zen, Matteo Fanoni, Matteo Castorina, Matteo Bettega
(Foto di Gianatti)

Uno staff giovane in sala, altrettanto in cucina, in larga parte valtellinese. Riparte dal territorio il Grand Hotel della Posta di Sondrio non solo nella parte quattro stelle superior dell’ospitalità alberghiera, ma anche in quella dedicata al cibo.

Il ristorante “1862” riaperto dalla nuova gestione, il gruppo Ppn Hospitality, alla fine di settembre, dopo le altalenanti sorti degli ultimi anni sta tornando ad essere non soltanto uno dei punti di forza dell’hotel, ma soprattutto punto di riferimento per i sondriesi, quelli che durante la gestione del compianto Tato Sozzani, ne hanno sempre riempito le sale. Un apprezzamento che stando ai numeri di questo primo periodo di apertura sembra essere tornato agli antichi fasti.

«Il nostro gruppo ha preso in gestione il Grand Hotel della Posta e il 24 settembre ha aperto il ristorante - racconta Pier Ivan Radice, responsabile food and beverage del Ppn Hospitality e direttore pro tempore di Sondrio -. Il primo ottobre abbiamo ospitato la cena ufficiale della Banca Popolare di Sondrio per i suoi 150 anni e da lì abbiamo continuato ad ospitare numerose cene aziendali e non solo». Radice parla di grandi soddisfazioni numeriche. «Abbiamo un bel ritorno con la gente del territorio soprattutto il venerdì e il sabato sera - dice - e anche con le presenze alberghiere. Gli ospiti che decidono di restare a cena da noi usufruendo sia della formula alla carta che della possibilità del menù degustazione sono un bel segnale».

L’idea di base

L’idea che sta alla base della riapertura del ristorante che dà direttamente su piazza Garibaldi è che sia sì il classico salotto buono, ma che al tempo stesso diventi un luogo dove tutti possono andare per un pranzo veloce, un brunch, per una cena informale, oltre che ovviamente per particolari celebrazioni. Un ristorante dove poter gustare le eccellenze locali, seppur rivisitate.

«La nostra filosofia sposa i territori di cui scopre ed offre le eccellenze - spiega Radice -, in una chiave contemporanea. Una cucina in cui utilizziamo tutte le tecniche più moderne a disposizione e dalla quale usciamo con piatti curati nei minimi dettagli. Ciò che vorremmo, che vogliamo è una ristorazione con un occhio di riguardo sul territorio, ma più contemporanea e meno appesantita». Il faro che guida ogni scelta è quello della qualità. «Un’altissima qualità dei prodotti - aveva sottolineato alla vigilia dell’apertura Filippo Cavandoli, ceo del gruppo Ppn Hospitality -. Apriamo nel rispetto del territorio con ciò che di meglio il territorio offre. Un ristorante di ottimo livello, ma accessibile a tutti».

Le figure professionali

In cucina e in sala un gruppo formato da ragazzi per lo più valtellinesi - le cinque figure della cucina sono tutte della provincia così come in sala, dove dei cinque dipendenti ce n’è uno solo esterno - e molto giovani, pur con un’esperienza non indifferente. A partire dallo chef, Matteo Fanoni, 30 anni. Per lui la cucina del 1862 è un ritorno: aveva lavorato al ristorante del Grand Hotel della Posta dal 2016 al 2019, poi se n’era andato in Svizzera e ora, con la nuova gestione, è tornato. Insieme a lui in cucina Stefano Longhi, Matteo Zen e Matteo Castorina. In questi giorni di supporto alla squadra anche Matteo Bettega, talentuoso executive chef del ristorante del Falisia Resort a Portopiccolo (Trieste), sempre del Ppn Group, che era già stato con i ragazzi prima dell’apertura.

«I ragazzi, pur così giovani, adesso stanno camminando da soli e ne siamo molto contenti» dice Radice. Anche per il maitre di sala Mattia Polinelli, che aveva già lavorato con Fanoni, è stato un felice rientro. «Siamo molto soddisfatti di come stanno andando le cose» conferma.

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