«Il modello Germania, vacche grasse finite? No, crescerà ancora»
Alberto Krali, germanista e docente all’Università Cattolica di Milano

«Il modello Germania, vacche grasse finite? No, crescerà ancora»

Alberto KraliIl docente della Cattolica fuori dal coro degli analisti che prevedono la recessione tedesca - Settore auto in ripresa

Le imprese comasche, lecchesi e valtellinesi che esportano in Germania o che lavorano per aziende tedesche possono stare tranquille. Diversamente da quanto si temeva nei mesi scorsi, la più grande economia europea non sta per entrare in una fare di recessione, ma nel 2020 crescerà, sia pure moderatamente. Ad affermarlo è Alberto Krali, docente di Lingua tedesca all’Università Cattolica di Milano, editorialista del nostro quotidiano ed esperto del mondo tedesco sia da un punto di vista politico che economico.

Professor Krali, qualche mese fa il ministro delle Finanze tedesco, Olaf Scholz, ha dichiarato che “i tempi delle vacche grasse sono alle spalle”. Molti commentatori hanno visto in questa frase l’annuncio di una recessione. Si sbagliavano?

Diciamo che si sbagliava Scholz. I tempi delle vacche grasse forse sono finiti per lui, che non è riuscito a diventare il nuovo segretario della Spd e quindi avrà probabilmente sempre meno peso nella vita politica tedesca. I dati in nostro possesso, infatti, dicono che la situazione è ben diversa. Secondo l’istituto Ifo di Monaco, prestigioso centro di ricerche economiche, in Germania nella seconda parte del 2019 la crescita è stata dello 0,5%, mentre nel 2020 le prospettive sono di un ulteriore incremento pari all’1,1%. Lo scandalo legato al diesel ha provocato certamente una forte turbolenza, cui ha fatto seguito un periodo di assestamento dell’industria automobilistica tedesca, ma questa situazione non ha inficiato il trend di crescita della Germania.

Quale è il punto di forza dell’economia tedesca?

La Germania è votata all’export e quindi la sua economia continuerà a crescere fino a quando la domanda mondiale aumenterà. Secondo le previsioni, nei prossimi trent’anni la popolazione del mondo passera da 7,7 a 9,6 miliardi di persone. Questo incremento induce a pensare che ci saranno nuovi consumatori che faranno richiesta di beni di diverso genere.

Ma la Germania non subirà contraccolpi dalle politiche ambientaliste che stanno sempre più imponendosi?

Io credo che il mondo, e l’Occidente in modo particolare, sente in modo ecologico ma continua a vivere in modo consumistico. Per quali motivi altrimenti grandi gruppi che realizzano prodotti tradizionali, come Pepsi e Walt Disney, continuano a segnare incrementi record dei ricavi? I cittadini vogliono soprattutto sicurezza e benessere, si tratta di obiettivi realizzabili solo all’interno di un percorso di crescita dell’economia.

Stiamo vivendo una rivoluzione digitale che modificherà il nostro modo di produrre beni e servizi e che genererà importanti cambiamenti anche a livello occupazionale.

La Germania non è troppo arroccata su produzioni tradizionali che rischiano di essere soppiantate?

Non credo che sia così. Certamente il futuro sarà digital e le imprese tecnologiche sono destinate ad avere sempre più rilevanza, anche a livello politico. Ma attenzione: l’uomo tecnologico non dorme su una nuvola, bensì su un letto che qualcuno deve costruire. Si tratta solo di un esempio per sottolineare come l’economia reale mantiene e manterrà ancora una grande importanza: i tedeschi hanno quindi fatto benissimo ad introdurre la tecnologia nelle proprie aziende pur continuando ad insistere sulle produzioni tradizionali.

In Germania le industrie sono andate verso il mondo digitale non cambiando i prodotti, ma innovando i processi tradizionali, rendendoli sempre più competitivi ed economicamente vantaggiosi.

Quali sono invece i punti deboli dell’economia tedesca?

La Germania sconta sicuramente un ritardo informatico e i principali operatori tedeschi del settore stanno riducendo le proprie fette di mercato. Inoltre, il fatto che i centri di ricerca e di sviluppo tecnologico siano negli Stati Uniti o in Cina implica un scarsa indipendenza per quanto riguarda le scelte di fondo. I tedeschi sono combattuti e per questo la cancelliera Merkel, nonostante tutti gli appelli giunti dalla Casa Bianca, non ha ancora escluso l’utilizzo della tecnologia cinese di Huawei. Peraltro va ricordato come il 40% dell’export della Volkswagen sia diretto verso la Cina: un dato che un cancelliere tedesco non può ignorare.

L’eccessiva importanza dell’industria automobilistica non rappresenta un fattore di debolezza? Del resto lo scandalo diesel ha quasi innescato una recessione.

Questo è vero, ma solo in parte. Le industrie automobilistiche tedesche erano certamente impreparate al caso diesel, ma ora stanno recuperando puntando sull’elettrico, che sarà il futuro per i grandi centri urbani e per le piccole distanze, e sull’idrogeno, fondamentale per i lunghi tragitti. Peraltro anche gruppi non tedeschi hanno scelto di investire in Germania: Tesla, ad esempio, considerando l’importante tradizione ingegneristica tedesca, ha deciso di aprire uno stabilimento in un land dell’est. Il governo tedesco sa bene che le proprie case automobilistiche sono in ritardo ed arriveranno più tardi alla tecnologia che sta sviluppando Tesla, ma è nella mentalità germanica accettare le sfide per riuscire poi a dare il meglio di sé.

La situazione quindi è meno grave di quanto si pensasse nei mesi scorsi. Quali conseguenze ci sono per le imprese del nostro territorio?

Un’economia tedesca forte è tendenzialmente una buona notizia per le nostre aziende. Sono infatti numerose le imprese dei distretti lombardi che lavorano per aziende della Germania. Anche se non sempre è vero, nella maggior parte dei casi ritengo che i tedeschi facciano bene a dire che ciò che fa bene alla Germania fa bene anche all’Europa. Tuttavia, in questa fase di passaggio, per le pmi italiane sarà importante sapersi adeguare ai cambiamenti dettati proprio da Berlino. Se l’industria automobilistica sta andando in nuove direzioni, ossia come abbiamo visto verso l’elettrico e l’idrogeno, le nostre imprese dovranno essere in grado di riconvertirsi.

Per la Germania, al termine del “regno” di Angela Merkel, non c’è il rischio di cadere in una fase di instabilità politica, con conseguenze negative per l’economia e quindi anche per le nostre imprese?

Non credo che questo avverrà, perché l’elettorato tedesco si sta già riposizionando. La prospettiva condivisa è quella di uno sviluppo economico che abbia tuttavia una particolare attenzione nei confronti delle tematiche ambientali. Per questo motivo i Verdi stanno crescendo e tutti i sondaggi li quotano intorno al 20%. Nel 2021 ci saranno le elezioni e io credo che, con una Spd ai minimi storici, la prospettiva più probabile sarà quella di un governo di coalizione composto da Cdu e Verdi, in linea con quanto già accaduto in Austria, eventualmente con l’appoggio dei Liberali per bilanciare le politiche sociali verdi. Il partito di destra Adf crescerà ancora, perché molte persone temono gli stranieri, la rivoluzione digitale, lo strapotere della Cina. Ma non dovrebbe comunque prevalere e quindi non impedirà l’avvio di una nuova fase di stabilità con una grande coalizione dove i Verdi prenderanno il posto dei socialdemocratici.


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