Il grido d’allarme dell’edilizia locale: «Penalizzati dalle ditte dell’Est Europa»
Del fenomeno si è parlato anche all’inaugurazione della sede dedicata a Camillo Quadrio e Mosè Tognela

Il grido d’allarme dell’edilizia locale: «Penalizzati dalle ditte dell’Est Europa»

Bianchi: «Salari e costi previdenziali minori: così noi perdiamo moltissimi appalti.. In provincia fenomeno ormai radicato e rilevante. Situazione assurda, ci pone fuori mercato».

Dopo anni durissimi c’è finalmente una certa stabilità. Il settore edile in Valtellina dà lavoro a circa 3mila persone per una massa salariale di 36 milioni di euro. «Abbiamo avuto dei cali netti in passato, ora cerchiamo di difenderci», premette con fiducia Claudio Bianchi, presidente della Cassa edile e rappresentante di Ance.

Nel 2008, per citare un dato diffuso dallo stesso ente, gli occupati totali erano ben 4.974. Ma anche oggi i problemi per l’edilizia valtellinese non mancano e ci sono persino nuove criticità. Una di queste è stata illustrata proprio venerdì scorso, in occasione dell’inaugurazione della nuova sede dedicata a Camillo Quadrio e Mosè Tognela.

«Siamo penalizzati rispetto a imprese che arrivano a lavorare sul nostro territorio da Paesi dell’Europa orientale come Romania e Bulgaria: è una situazione assurda», ha sottolineato Bianchi. La differenza del costo del lavoro, e quindi della competitività delle ditte, è basata sia sui salari, sia sui costi previdenziali minori. Anche in caso di corrette comunicazioni all’istituto di previdenza rumeno o bulgaro, che avvengono sulla base di un modulo apposito e prevedono il pagamento di stipendi uguali a quelli dei colleghi italiani, l’esborso per i contributi risulta inferiore a quello per l’Inps.

Ne deriva una sorta di concorrenza sleale per le imprese e per i lavoratori, visto che i loro posti sono in alcuni casi messi a rischio. «Queste società, stiamo parlando di muratori e lavori affini, pagano contributi sulla base delle cifre del proprio Paese - ha aggiunto Bianchi - Sono aziende iscritte agli enti previdenziali della nazione di provenienza, quindi è una dinamica spesso legale». «Spesso», e non sempre, vuol dire che è almeno ipotizzabile la presenza di situazioni che prevedono anche la denuncia di un monte ore inferiore a quello effettivamente svolto.

Non è semplice definire quantitativamente la diffusione di questo fenomeno, che spesso è basato su agenzie che piazzano i dipendenti in Italia, ma è certamente ormai radicato. L’Ispettorato del lavoro è consapevole di questa situazione ed è attivo anche su questo fronte. «Il problema è sicuramente rilevante – assicura Bianchi spiegando che di numeri precisi non ce ne sono, date le caratteristiche del fenomeno -. Data questa situazione, noi abbiamo pochissime possibilità di fare lavorare i nostri dipendenti, perché siamo completamente fuori mercato. Quindi perdiamo moltissimi appalti, proprio perché il costo orario per loro è molto inferiore a quello italiano».

Secondo una recente ricerca del Mise e del ministero degli Esteri, con uno stipendio lordo minimo di 413 euro (2,45 euro all’ora circa) al mese, o 252 euro netti, la Romania è ancora al penultimo posto nell’Unione europea nella classifica. La Bulgaria è ultima con un salario minimo netto di 226 euro al mese. Secondo gli addetti ai lavori è evidente che contributi proporzionali a queste cifre sono ben differenti da quelli relativi ai salari (lordi, perché poi c’è l’Irpef a fare da scure) italiani.


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