«Il futuro? È tornare a fare il vino»
Da destra Beatrice Oberti, Paolo Oberti, Alexander Morandell e Massimo Natta

«Il futuro? È tornare a fare il vino»

Paolo Oberti, titolare di un’azienda di logistica e trasporti, ha deciso di puntare sui vigneti. «Dobbiamo allargare gli orizzonti della Valle e creare nuove occasioni di lavoro e di mercato per i giovani».

Quand’era piccolo, insieme alla sua tata, andava spesso a vendemmiare e gli piaceva molto pulire la botte. Allora aveva detto che “da grande” avrebbe fatto il vino. In realtà Paolo Oberti di Tirano finora ha fatto tutt’altro - opera nel settore di logistica e trasporti con l’azienda Solog -, ma, arrivato ad un certo punto della sua vita, si è buttato e ha deciso di fondare una casa vinicola.

Parliamo dalla casa vinicola “La Grazia” (il nome della moglie, cui è intestata) che, quest’anno, ha prodotto per la prima volta 70 ettolitri di vino con previsione di raddoppiarli il prossimo anno. Con una novità: la piantumazione sul territorio di Tirano di varietà nuove di vite, altamente resistenti e che, dunque richiedono pochi trattamenti. Ne hanno parlato a tre Paolo Oberti, Massimo Natta di Baruffini – che per Oberti lavora, dopo un’esperienza decennale alla cantina Plozza – ed Alexander Morandell di Tutzer Wine Plants, consulente di Bolzano per le nuove specie di vitis.

«Ho ritirato alcuni vigneti di alcuni autisti di Solog in pensione e l’anno scorso ho iniziato a lavorarci - dice Oberti -. Una vigna si trova nella zona di Baruffini ed una, che ho coltivato per produrre vino bianco, al Piazzun sul Campone. Quest’anno faremo fra le 7mila e le 8mila bottiglie che vorrei raddoppiare l’anno prossimo. Lo spirito che mi anima è quello di fare innovazione ma nella tradizione. Dobbiamo allargare gli orizzonti per creare un futuro diverso, sviluppare nuovi mercati, impegno per i giovani, occupazione e fonte di sviluppo. Sappiamo benissimo che tutto ciò non ci può essere offerto dall’industria. Dobbiamo pensare all’agricoltura».

Tant’è che Oberti si sta già facendo affiancare dalla figlia Beatrice, ancora studentessa, convinto che dalla terra possa arrivare la possibilità per i ragazzi di restare a lavorare in Valle.

Ma come unire tradizione e innovazione? La risposta è con varietà di vite nuove, resistenti. «Si tratta di varietà “interspecifiche” di vite con la caratteristica di essere altamente resistenti alle malattie fungine - spiega Morandell -. In dipendenza della specie di vitis incrociata aumenta anche la resistenza al freddo. Queste varietà sono state sperimentate dalla fondazione Fojanini e da qualche privato in provincia di Sondrio, ma siamo solo all’inizio. Ritengo che chi voglia arrivare alla produzione biologica debba iniziare per forza da queste varietà».

Ed Oberti è fortemente intenzionato a darsi da fare per questa nuova professione. Quest’anno saranno messe a dimora piante su mille metri in due diverse zone e, a livello sperimentale, anche a Trivigno a 1.450 metri. «Sono in contatto con l’Università della montagna di Edolo – aggiunge Oberti – che ritengo sia una realtà importante per creare professioni fra i nostri giovani. Con l’Università vorrei costruire un progetto. La Valcamonica non ha una tradizione di vini come la Valtellina, per cui mi piacerebbe che le mie vigne di Tirano fossero l’avamposto per l’Università del settore vitivinicolo».


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