«Il decreto “dignità”? Freno alle imprese   e meno assunzioni»
Si punta, nel provvedimento, ad arginare l’uso dei contratti a termine

«Il decreto “dignità”? Freno alle imprese

e meno assunzioni»

Sondrio, Confindustria e Confartigianato unite. Riva: «Siamo i primi a valorizzare i lavoratori bravi». Gritti: «Chiediamo di ridurre i costi e la burocrazia».

Misure non adatte a rilanciare competitività e lavoro, messe a punto e calate in quello che appare «un pregiudizio persistente rivolto al mondo delle imprese». Provvedimenti legislativi che al momento, in attesa di integrazioni e ritocchi da apportare nel percorso che porterà all’approvazione, sembrano trasmettere al mondo imprenditoriale e datoriale «più dubbi che opportunità». E, su tutto, una affermazione che è di orgoglio per le categorie: «Al riconoscimento della dignità e alla valorizzazione delle risorse, dei collaboratori, tengono per prime le aziende. La loro professionalità, sta a cuore innanzitutto a noi». Confartigianato Imprese Sondrio e Confindustria Lecco e Sondrio commentano le nuove misure governative “anti precariato” sui contratti a termine, sulle delocalizzazioni e sulle indennità in caso di licenziamenti.

Misure contenute nel decreto legge “dignità” proposto dal ministro italiano dello Sviluppo economico, lavoro e politiche sociali Luigi Di Maio, e approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso lunedì. Si punta, nel provvedimento, che è in realtà ad ampio spettro, ad arginare l’uso dei contratti a termine, trasportando le politiche sul lavoro, sul «piano dei diritti». Ma le imprese considerano le misure introdotte, un freno.

Lo dice Lorenzo Riva, presidente di Confindustria del distretto Lecco-Sondrio. «Il decreto legge “dignità”- ha affermato ieri l’imprenditore e dirigente – è un segnale molto negativo per le imprese. Nel complesso, mi sembra si colga ancora quella mentalità che vede le imprese con un pregiudizio negativo. Senza contare che il lavoro – precisa – non può certo essere creato dai decreti, lo crea il nostro sistema manifatturiero, che è il secondo in Europa dopo la Germania. In linea generale – ha affermato Riva – siamo di fronte a un decreto destinato a rendere più incerto e imprevedibile il quadro delle regole in cui operano le imprese, complicando loro ulteriormente la vita e frenando inevitabilmente lo slancio alla crescita in atto». Se l’obiettivo, dice, è quello di contrastare la precarietà, non lo si può perseguire facendo retromarcia sulle innovazioni che hanno già dimostrato di funzionare.

«Ma davvero – prosegue – si pensa che le imprese, soprattutto nei territori come il nostro dove le risorse umane e le competenze sono un bene prezioso del quale si è costantemente alla ricerca, non tengano cari i propri collaboratori, non abbiano interesse a valorizzarli, non siano le prime a riconoscere la loro “dignità”? Così – afferma – si ingessa il mercato del lavoro scoraggiando assunzioni e investimenti, anche dall’estero».

Riva fa notare come in Italia l’incidenza dei contratti a termine sul totale degli occupati sia «in linea con la media europea». Il risultato che fa prevedere questo decreto, aggiunge, sarà, purtroppo, avere meno lavoro, non meno precarietà. «Per quanto riguarda la stretta in tema di delocalizzazioni – viene affermato – il nostro è un Paese che ha bisogno di regole per attrarre gli investimenti, non pare si stia andando in questa direzione. È giusto contrastare situazioni di effettiva distrazione di attività produttive e basi occupazionali, diverso prospettare regole punitive, che rischiano di essere un potente deterrente per gli investimenti».

Considerazioni portate anche da Gionni Gritti, presidente di Confartigianato Imprese Sondrio. «Ci troviamo – ha affermato – di fronte ad un decreto che affronta forse la metà dei problemi che erano sul campo. Ci saranno mi auguro leggi successive. Ma non sembra ad oggi si vada incontro al mondo delle imprese. Noi – precisa Gritti – abbiamo bisogno di sburocratizzare il lavoro e di ridurne i costi per alimentare il mercato del lavoro. Lavoro che, non deve solo “essere dato”, ma anche “creato”. Sulla dignità, nessuno si sogna di mandare a casa personale qualificato, le capacità noi le valorizziamo e rispettiamo. Se ci sono imprese che non si comportano bene, si intervenga, ma non si rallenti il passo a chi già fa fatica».


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