I lavori ci sono,  ma le gare sono deserte
Lavori alle pertinenze di Palazzo Vertemate in una foto d’archivio

I lavori ci sono,
ma le gare sono deserte

Tempi sempre più lunghi Dopo il cantiere rinviato a Palazzo Vertemate, il sindaco di Piuro segnala altri due casi

«Quello della gara deserta per i lavori di Palazzo Vertemate Franchi non è certo un caso isolato». Ci sono altri appalti, anch’essi decisamente importanti per i soldi in ballo, che sembrano non interessare a nessuno. Casi portati alla luce dal sindaco di Piuro Omar Iacomella, che ovviamente fa riferimento a opere del suo ente.

«Nessuno ne parla, ma la notizia apparsa sul vostro quotidiano riguardante Palazzo Vertemate mette a nudo una situazione assurda che stanno vivendo tutti i Comuni: le gare deserte. Altre due gare a poche centinaia di metri da Palazzo Vertemate non hanno avuto un esito positivo. Si tratta della centrale a biomassa di Prosto e della realizzazione della nuova palestra di arrampicata».

Gare senza un vincitore e neppure un partecipante che obbligano le amministrazioni comunali a ripartire da capo con l’iter d’appalto. Facendo perdere un paio di mesi sulle tempistiche, che a causa del Covid si sono già prolungate di molto rispetto al previsto.

Secondo Iacomella le cause di questa situazione sono molteplici: «L’aumento dei prezzi delle materie prime come acciaio, legno e plastiche stanno mettendo in ginocchio il sistema produttivo e, di conseguenza, gli appalti non sono sostenibili da imprese e artigiani. C’è chi da la colpa al Superbonus edilizio del 110%, c’è chi parla di un’influenza speculativa in corso da parte dei Paesi che producono materie prime».

Non è tutto. Iacomella mette nel mirino anche quelli che indica come «sussidi a pioggia che stanno togliendo forza lavoro alle imprese, mettendo in discussione il sistema di retribuzione sino ad oggi adottato, ma anche gli ammortizzatori sociali creano un pretesto per imprese e lavoratori di restare a casa. Una situazione che si ripercuote su servizi e offerte che non va sottovalutato. Rischiamo veramente l’implosione sociale se non si corre subito ai ripari. È necessario riprogrammare lo sviluppo dei territori dove operai, imprese e artigiani creino le condizioni per una nuova fase di ripresa non assistenziale, ma volta al bene comune».


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