Gordona, la caramella è amara  L’erede della Sperlari in difficoltà
Il mercato delle caramelle non è più redditizio e Cloetta - erede della tradizione Scaramellini e quindi Sperlari - potrebbe abbandonare il proprio business in Italia

Gordona, la caramella è amara

L’erede della Sperlari in difficoltà

Il colosso svedese Cloetta vuole svalutare il ramo Italia per limitare le perdite. Non si sa se la “revisione strategica” comporterà tagli ai posti di lavoro: circa 100 in Valchiavenna.

La situazione economica italiana è complicata, il mercato delle caramelle fa segnare dati negativi da cinque anni e Cloetta potrebbe abbandonare il proprio business nel nostro Paese. Le conseguenze potrebbero essere significative e riguardare anche una delle storiche fabbriche della Valchiavenna. Uno dei siti produttivi di Cloetta Italia, infatti, è quello di Gordona erede della Scaramellini, una realtà produttiva che ha fatto la storia dell’industria in riva alla Mera e da 31 anni fa parte del gruppo Sperlari, passato successivamente a Leaf e Cloetta.

La comunicazione di questa situazione complicata è arrivata proprio dalla società leader nel mercato dei dolciumi in Nord Europa, Paesi Bassi e Italia. «Alla luce della negativa situazione economica italiana e delle performance di Cloetta Italia in questi ultimi anni, Cloetta ha avviato una revisione strategica di Cloetta Italia – spiega la società fondata nel 1862, che ha tredici unità produttive in sei Paesi -. Come conseguenza di questa situazione, è stata stimata la necessità di una svalutazione attribuibile a Cloetta Italia per un valore di 771 milioni di corone svedesi (80.9 milioni di euro) ante imposte e 594 milioni (62.3 milioni di euro) al netto delle imposte».

La revisione strategica di Cloetta Italia – presente anche a Cremona, San Pietro in Casale e Silvi Marina - è finalizzata a migliorare la crescita e i margini del Gruppo Cloetta e potrebbe anche includere la potenziale uscita dal business in Italia. Nel 2016 le vendite di Cloetta Italia ammontano approssimativamente a 750 milioni di corone svedesi (78.7 milioni di euro). L’uscita dal business di Cloetta Italia potrebbe migliorare l’Ebit (il risultato ante oneri finanziari) percentuale del Gruppo. Nella nota la società approfondisce i dati legati agli scenari futuri. «La svalutazione di Cloetta Italia include una svalutazione dell’avviamento commerciale e dei marchi relativi al business italiano e comporterà costi non operativi per 771 milioni di corone svedesi (80.9 milioni di euro) ante imposte e 594 milioni di corone svedesi (62.3 milioni di euro) al netto delle imposte che saranno inclusi nel risultato del quarto trimestre 2016. La svalutazione non avrà effetti sulla liquidità e quindi non inciderà sul rapporto debito netto/Ebitda di Cloetta o sulla sua capacità di pagare dividendi». Queste sono le informazioni diffuse dalla società.

Non è dato sapere quanto durerà il processo di revisione di Cloetta, ma si ipotizza un periodo che va da alcune settimane ad alcuni mesi. Al momento, come si evince dalla nota ufficiale, nulla è stato deciso. Restando nell’ambito delle ipotesi, anche in caso di abbandono del business in Italia da parte del gruppo svedese, difficilmente si potrebbe pensare a una chiusura degli stabilimenti. Solitamente si assiste alla cessione ad altre società dei marchi e di siti produttivi. Bisogna tenere conto anche della presenza di stabilimenti in Paesi con un costo del lavoro inferiore a quello italiano.

Ieri a Gordona si è svolta un’assemblea nel corso della quale la dirigenza ha comunicato ai dipendenti alcune informazioni relative alla situazione attuale. Fra i lavoratori – circa un centinaio per una produzione di 6200 tonnellate - è inevitabile la preoccupazione, anche se il sito di Gordona Flai-Cgil e Fai-Cisl si sono già attivate per richiedere un incontro all’interno di Confindustria a Sondrio. Non è passata inosservata la modalità di comunicazione che non ha previsto il passaggio dalle organizzazioni dei lavoratori per un tema tanto rilevante. Questa vicenda, insomma, non viene sottovalutata.


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