«Già perso un terzo delle nostre mele  Ed è solo l’inizio»
Danni evidenti all’agricoltura in alcune zone, in altre potrebbero emergere solo nei prossimi mesi

«Già perso un terzo delle nostre mele

Ed è solo l’inizio»

Trecento le richieste di risarcimento per il gelo che sono state presentate negli ultimi giorni a Melavì. Bondio: «I danni reali li capiremo soltanto tra mesi».

Perdite da decifrare, richieste di risarcimento che solo in Melavì hanno raggiunto quota 300. Continuano a camminare per i frutteti, a monitorare e a valutare le ricadute sulla produzione i tecnici della grande cooperativa frutticola valtellinese. Giovedì i funzionari della coop hanno consegnato in provincia le segnalazioni per danni da gelate di circa 300 loro soci, si tratta del primo passo per attivare un possibile iter risarcitorio ma resta perplessità riguardo a quelle che saranno le risposte istituzionali e ci sono ancora molti dubbi sulla reale entità dei danneggiamenti nei meleti. Perché le valutazioni approfondite di queste settimane, a quasi un mese dagli episodi di gelo tardivo, continuano a portare alla luce nuovi problemi.

«In questi giorni – ha spiegato per Melavì Virgilio Bondio, agronomo, responsabile del Servizio tecnico per la cooperativa pontasca – abbiamo conteggiato per produrre la documentazione utile a richiedere indennizzo, appezzamento per appezzamento. Ma è impossibile oggi quantificare la consistenza definitiva del danno. Se il vitigno tra i filari – spiega anche – lo si vede tutto bruciato è immediato stabilire che lì il danno è del 100%. Sui meli è diverso, vedi le piante verdi che appaiono ancora rigogliose, poi vai ad analizzare le mele e sono piene di ruggine, deformate, gonfie, cresciute in modo anomalo».

«Inoltre – precisa – ci troviamo di fronte a difficoltà su diverse fasce altimetriche: in fondo valle sappiamo ormai – spiega l’agronomo Melavì – che la produzione per il 2017 è persa, ma abbiamo riscontrato problemi anche a media collina, scopriamo meleti profondamente toccati dalle gelate anche ai 400, 500 e 600 metri di quota. Bisogna precisare – chiarisce – che quella di metà aprile non è stata una brinata ma una “gelata di vento” e i danni ci sono stati dove ha pestato il vento, nelle vallette dove le correnti ghiacciate sono riuscite ad infilarsi. Il vento gelido siberiano ha battuto tre notti di fila, la prima delle tre notti la temperatura è scesa sotto zero per 4, 5 ore, nella seconda notte siamo andati sotto zero per oltre 7 ore, e la terza per 12 ore. In alta Valle in questa circostanza le temperature non sono andate sopra lo zero dalle 20 di sera alle 8 di mattina. E le colture – è il commento – sono state messe davvero a dura prova». I primi danni verificabili sono quelli sui “frutticini”, i frutti in sviluppo. Con il gelo diventano neri, marciscono, cadono. Poi ci sono i “danni in pianta”.

«Ci sono frutti – hanno ancora spiegato gli agronomi e tecnici – che si potranno rivelare danneggiati in un secondo tempo: troveremo ruggine sulla buccia e lo scarto anche su quelle mele sarà pesante. Ad ora – aggiunge Virgilio Bondio – abbiamo stimato una perdita secca di circa un terzo dei raccolti, se la produzione annuale Melavì è di 300.000 quintali, 90, 100.000 ce li siamo già persi. Non appena farà caldo – spiega – gli alberi lasceranno andare le mele che non ingrossano più e ci saranno altre stime, sarà poi da quantificare il danno al momento del raccolto, ho già parlato con un nostro socio, ha detto che la sua azienda lo scorso anno aveva prodotto 4.000 quintali. Ha aggiunto che quest’anno non ne farà più di 1.000». Le mele segnate e invendibili andranno all’industria, «C’è un centro di conferimento unico per il Nord Italia in Alto Adige, diventeranno marmellate, prodotti, nei negozi non arriveranno mai».


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