«Frontalieri, niente allarmismo»
Grande preoccupazione tra i lavoratori frontalieri per le misure previste dall’accordo fiscale

«Frontalieri, niente allarmismo»

Accordo fiscale: il senatore Del Barba (Pd): «Cambiamenti sì, ma saranno lenti e limitati. Ora tocca al Parlamento». «Abbiamo grandi spazi di intervento per rendere accettabile l’impatto di questa misura sui lavoratori».

«Cambiamenti sì, ma saranno lenti e limitati: niente allarmismo. Ora tocca al Parlamento». A un mese dall’accordo fiscale Italia-Svizzera, non si può certo dire che i frontalieri siano contenti di questo passaggio epocale che determinerà la fine dell’epoca del pagamento di (poche, visto che le aliquote elvetiche sono spesso inferiori al 10%) imposte in Svizzera. In generale, le tasse si pagheranno sia nella Confederazione, sia (tolta la quota già versata nello Stato dove si lavora) nel Belpaese.

Ma il senatore del Pd Mauro Del Barba chiede prudenza nei giudizi e assicura l’impegno del governo e del Parlamento per andare incontro alle esigenze degli oltre cinquemila lavoratori frontalieri della provincia di Sondrio. Nelle scorse settimane alcune simulazioni dei sindacati - che stasera al Creval di Tirano alle 21 e domani alle 14,30 a Chiavenna incontreranno i propri iscritti – hanno ipotizzato un aumento medio di 3000 euro in termini di Irpef nel momento dell’entrata in vigore effettiva – quindi verso il 2028 – della riforma.

La premessa della discussione, secondo il parlamentare morbegnese, dev’essere chiara: in passato c’era una situazione molto diversificata fra i frontalieri residenti entro venti chilometri dal confine e coloro che abitavano più lontano dalle dogane elvetiche. Ora quest’impostazione è stata rivista per volontà della Svizzera, che aveva formulato questa richiesta di riforma nel corso della legislatura precedente.

«Prima di parlare di conseguenze dobbiamo ribadire che abbiamo grandi spazi di intervento per rendere accettabile l’impatto di questo accordo e allontanare nel tempo i cambiamenti – premette Del Barba -. Siamo ancora in una fase di contrattazione, finora se n’è occupato un tavolo tecnico e il Parlamento non è stato coinvolto. Quando toccherà effettivamente a noi faremo la nostra parte». Ma quali saranno, in termini di reddito e tasse, i cambiamenti concreti? Per ora è impossibile dirlo, ma secondo Del Barba «per imponibili molto alti il cambiamento potrebbe essere sensibile, mentre per quelli inferiori si può ipotizzare un impatto molto minore: sembrerebbe, da quanto si è riusciti ad apprendere, che la crescita di quanto versato sia in media del 10%». Uno scenario ben diverso, insomma, da quello tracciato dai sindacati, tanto che in vari casi i frontalieri, con il nuovo sistema, avrebbero addirittura un credito d’imposta, anche grazie ai 7500 euro di franchigia e alla possibilità di avvalersi delle detrazioni. Sono previste soluzioni vantaggiose anche per l’aliquota del Secondo pilastro, com’era avvenuto, grazie a un emendamento promosso proprio da Del Barba, sulla voluntary disclosure.

Del Barba si sofferma anche sul lavoro svolto dal tavolo creato in Regione Lombardia, al quale partecipano i sindacati e le rappresentanze territoriali. «Il gruppo di lavoro a Milano ha definito una road map. L’esito verrà sottoposto al Parlamento. Da quanto sappiamo, c’è stato un parere pressoché unanime da parte del fronte italiano». Nessun allarme, invece, per i ristorni ai Comuni di confine, che ogni anno hanno ricevuto, finora, circa 900 euro da Berna. «Per quanto riguarda la voce dei fondi ai Comuni, dovrà integrarla lo Stato». Una rassicurazione, quest’ultima, decisamente significativa. Subito dopo l’accordo, vari sindaci di Comuni di confine avevano parlato di territorio “cornuto e mazziato”. Sembra che questo allarme, sin d’ora, sia destinato a scomparire.


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