Frontalieri, «In Ticino sviluppo poco regolato»

Frontalieri, «In Ticino sviluppo poco regolato»

Il voto del Ticino, che vuole dare il lavoro “prima ai nostri”, non avrà effetti concreti e non riguarda né l’intera Svizzera, né i Grigioni. Ma anche nel Cantone che dà lavoro a oltre cinquemila frontalieri valtellinesi e valchiavennaschi si discute dell’esito delle urne.

Spesso si parte da una domanda: il voto del Ticino è dipeso dalla paura dei frontalieri o dalla presenza di migranti del Sud del mondo alla frontiera di Chiasso? «In questo caso si mischiano gli argomenti producendo emozioni che confondono gli elettori - rileva Maurizio Michael, gran consigliere a Coira eletto in Bregaglia -. L’iniziativa “Prima i nostri” è relativa alla possibilità di garantire ogni posto di lavoro prima ai ticinesi, poi agli altri. Riguarda l’ambito del frontalierato, anche se le paure sono varie. È vero che la disoccupazione al 3% è relativamente bassa, ma è più alta di altre realtà svizzere e per coloro che la vivono resta rilevante».

«Ci sono molti imprenditori italiani che hanno trasferito le proprie società in Svizzera e non rispettano le regole oppure lo fanno solo in parte. Producono un dumping rilevante e il ticinese non percepisce un salario adeguato, mentre i frontalieri sono disposti a lavorare per stipendi più bassi. Questo è un problema, generato dal fatto che questa dinamica non è mai stata governata».

Nei Grigioni la situazione è differente. «In linea generale c’è una pressione minore rispetto al Ticino, realtà caratterizzata da uno sviluppo poco regolato, e a Coira gli strumenti di controllo agiscono in modo mediamente migliore». La variabile centrale è la responsabilità sociale delle aziende. «Credo che a regolare tutto, in definitiva, più delle regole ci sia soprattutto la cultura delle imprese».


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