Frontalieri, dopo l’accordo  a Roma e Berna tutti contenti
Chiavenna dogana di Castasegna

Frontalieri, dopo l’accordo

a Roma e Berna tutti contenti

I commenti alla sigla dell’intesa fiscale tra Italia e Svizzera

I ristorni sono salvi, i salari degli attuali frontalieri anche. Sulla busta paga di coloro che inizieranno a lavorare in Svizzera dopo l’entrata in vigore dell’accordo non ci sono troppe certezze, visto che il nuovo sistema sarà basato (anche) sulle aliquote italiane. Ma dalla politica arrivano solo commenti sostanzialmente positivi, forse perché un’alternativa basata sull’accordo del 2015 - con più tasse per tutti - sarebbe stata drammatica.

Il Pd sottolinea che per quanto riguarda gli attuali frontalieri e tutti coloro che lo diventeranno fino all’entrata in vigore dell’accordo non cambia nulla, né oggi né in futuro. «Anzi per questo tipo di lavoratori l’applicazione del moltiplicatore medio cantonale porterà ad una diminuzione delle imposte pagate alla fonte - spiegano il segretario provinciale Michele Iannotti e il senatore Alessandro Alfieri -. Inoltre, in caso di perdita di lavoro, sarà riconosciuta un’indennità di disoccupazione più vicina all’ultima retribuzione percepita in Svizzera».

Cambia invece il sistema dei ristorni, dal 2034 non sarà più erogato da Berna a Roma ma, come stabilito nel memorandum d’intesa, il governo istituirà un fondo ad hoc per trasferire le risorse ai Comuni di frontiera che non potranno essere inferiori a quelle percepite attualmente. «Sono così salvaguardati tutti i servizi che i Comuni di frontiera riescono a erogare quotidianamente ai cittadini grazie ai ristorni. In più, per salvaguardare la specificità dei territori di confine, le maggiori entrate fiscali dovute negli anni all’applicazione del nuovo accordo rimarranno sul territorio».

Anche a Milano il bilancio sembra positivo. «Prendiamo atto che oggi i governi di Roma e Berna hanno firmato un accordo sul trattamento fiscale dei lavoratori frontalieri, che di fatto recepisce i principi contenuti nella lettera dello scorso 30 aprile a firma del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e del Presidente del Canton Ticino, Christian Vitta», dichiarano lo stesso Fontana e l’assessore a Enti locali, montagna e piccoli comuni, Massimo Sertori, che ha inoltre la delega ai rapporti con la Confederazione Elvetica.

«Nell’accordo - spiega Sertori - si stabilisce un sistema fiscale differenziato tra gli attuali frontalieri per i quali continuerà il regime in vigore, mentre per i nuovi verrà applicata la doppia fiscalità, svizzera e italiana, con una franchigia di 10.000 euro sul reddito. Tale accordo dovrà poi essere declinato nelle fasi attuative dai rispettivi Paesi e in quel contesto crediamo ci siano spazi di miglioramento. In particolare, per quanto riguarda i ristorni ai Comuni, questi dovranno essere garantiti anche dopo il 2033».

Per quanto concerne il maggior gettito derivante dalla nuova fiscalità applicata ai nuovi frontalieri Regione Lombardia ritiene che le risorse non dovranno essere centralizzate a Roma, ma portate sui territori confinanti di provenienza del lavoratore anche sotto forma di servizi alla persona, alla famiglia e alle comunità.

«Come sempre Regione Lombardia - conclude Sertori - sta dalla parte dei frontalieri e dei territori di confine e farà tutto ciò che è nelle possibilità per la loro tutela. Intento che non è mai mutato, neanche quando abbiamo inviato la lettera lo scorso 30 aprile». S. Bar.


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