Forcola aperta e posti letto: Poschiavo si dice scettica
L’albergatore Bruno Raselli

Forcola aperta e posti letto: Poschiavo si dice scettica

La proposta avanzata da Livigno in vista del 2026non sembra scaldare troppo gli operatori grigionesi.

Prenotazioni assicurate in cambio del passo della Forcola aperto anche in inverno? No grazie. Non sembra essere abbastanza allettante la proposta che Livigno ha fatto alla Valposchiavo e più in generale all’Engadina. Una proposta strettamente legata alle Olimpiadi del 2026 che vedranno l’Alta Valtellina ospitare tappe importanti dei giochi invernali. E senza la “scorciatoia” che consentirebbe di accorciare le distanze con Milano – via Svizzera appunto – gestire un simile evento rischia di diventare complicato, anche sotto il profilo della capacità ricettiva. Il Piccolo Tibet, ad esempio, può contare su 4800 posti in albergo e 7000 nelle seconde case. Il bacino della Valposchiavo si ferma a 800 posti - tra strutture alberghiere e seconde case - mentre quello dell’Engadina raggiunge numeri interessanti.

Scettico a dir poco, è ad esempio Bruno Raselli, proprietario e gestore - siamo alla quarta generazione e la quinta è già pronta a raccogliere il testimone - dell’Hotel Raselli di Le Prese, recentemente rinnovato con un investimento che supera i due milioni di franchi.

«Il nostro focus è sul turismo estivo e non riesco a credere che chi sceglie Livigno per le vacanze invernali poi accetti di venire da noi a pernottare... Sono un operatore e quindi parlo contro il mio stesso interesse, ma il rischio è quello di doverci sobbarcare oltre al traffico estivo da e per Livigno anche quello invernale e non credo sia questa la direzione che la nostra destinazione intende imboccare».

Sulla stessa lunghezza d’onda il collega Flavio Lardi, dirimpettaio di Raselli con il suo hotel La Romantica a Le Prese, albergo a conduzione familiare che tra quest’anno e il prossimo sarà rinnovato completamente (anche qui parliamo di due milioni di investimenti). «Credo si debba fare un ragionamento approfondito anche riguardo ai costi. L’Italia - sostiene - spende in media un terzo rispetto alle strutture ricettive elvetiche e anche se il lavoro fa gola a tutti, non possiamo certo tenere aperto in inverno - quando normalmente siamo chiusi - per garantire i prezzi italiani. Se poi dobbiamo andare su un turismo di massa e non di qualità, allora proprio direi che non ci siamo. Quello che voglio dire - conclude Lardi - è che siamo disponibili a sederci a un tavolo, ma non per fare gli interessi di Livigno».


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