Filiera bosco-legno, troppi proprietari e pochi professionisti
La manutenzione dei boschi deve essere affidata a personale competente e preparato

Filiera bosco-legno, troppi proprietari e pochi professionisti

La Comunità montana della Valchiavenna ha adottato il Piano per la manutenzione in quota. «L’eccessiva frammentazione non aiuta gli interventi».

Proprietà frammentate, fondi di difficile accesso, scarsa presenza di soggetti professionali. Un quadro a tinte fosche quello del nuovo Piano di Indirizzo Forestale (Pif) della Valchiavenna per quanto riguarda i boschi delle valli del Mera e del Liro. Almeno dal punto di vista della loro gestione moderna. La famosa filiera bosco-legno, insomma, per zone boscate che coprono un terzo circa del territorio della valle. Il Pif è stato adottato nei giorni scorsi dalla Comunità Montana della Valchiavenna e contiene importanti analisi sulla situazione attuale e indicazioni per il futuro. Boschi di grande pregio naturalistico, ma che andrebbero sfruttati meglio. Lo dimostra il dato preoccupante sulle domande di taglio e i relativi quantitativi. Il crollo negli ultimi anni è evidente. Si è passati dai 18.650 metri cubi tagliati del 2005 ai 9.679 del 2015, ultimo anno preso in esame. Dati che, sottolinea la relazione del Pif «segnalano un venire meno dell’interesse diffuso all’utilizzo del bosco e alla possibilità di ritrarne legname».

Per una corretta evoluzione di tale settore servirebbero un costante adeguamento, miglioramento e manutenzione delle infrastrutture per l’accesso ai boschi considerando in particolar modo la viabilità, investimenti in macchine e attrezzature, una costante e attenta pianificazione e una gestione moderna delle superfici e dei soggetti interessati. Siamo di fronte, invece a «eccessiva frammentazione o la polverizzazione delle proprietà private, fino all’impossibilità di individuare la persona che possiede l’appezzamento, mancanza di imprese boschive locali, portatrici di interesse e di cultura nell’utilizzo del bosco e la carenza di manodopera formata e qualificata, carenza di una rete infrastrutturale, progettata e realizzata al servizio di un’attività selvicolturale moderna. In particolare occorre permettere di portare a valle il legname esboscato con modalità e tempistiche economicamente sostenibili». La situazione in valle viene definita più grave che altrove.

Elemento fondamentale, ma anche controverso vista l’effettiva utilità di alcuni interventi effettuati in passato, è la viabilità agro-silvo pastorale. Il Pif contiene alcune correzioni rispetto al piano attuale degli interventi. In particolar modo sono stati stralciati alcuni tracciati: Casoni, Alpe Buglio-Alpe Forcola a Gordona, Coeder-Valle della Sponda a Novate Mezzola, Dogana-Guaita a Villa di ChiavennaSant’abbondio a Pioiro, Somasaccia-Preginal a Villa, San Giovanni-Loreto a Chiavenna, Scilano-Sella e La Tieda-Alpe Moscone a Piuro, Piuro-Stalle dei Ronchi a e Dasile-Corbia a Piuro. Tra le nuove proposte non sono state accolte quelle di Agoncio-Gualt a San Giacomo, il by-pass di Isola e Isola-Case Grossi a Madesimo. Inserite nel piano Vasp, infine, le piste Rasdeglia-Soste e Ca’ Raseri-Frondaglio a Madesimo, le strade a servizio di Alpe Damino e Pesceda, la strada tra Bette e i Crotti di Bette e la strada di Loreto a Chiavenna, la bretella di Mot del Cof a Samolaco, la strada di Berzo a Novate e il percorso tra il fondovalle di Madesimo e l’Alpe Pignoletto.


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