Edilizia, intesa sul contratto. Frontalieri in pensione a 60 anni
Cantieri in Engadina

Edilizia, intesa sul contratto. Frontalieri in pensione a 60 anni

Ottanta franchi di aumento e pensione a sessant’anni salva. Senza aumenti della flessibilità. Ci sono volute dure e lunghe trattative, manifestazioni e proteste in piazza. Ma due giorni fa, nel corso della ventesima fase di trattativa, la Società svizzera degli impresari costruttori e i sindacati Unia e Syna hanno raggiunto un’intesa sul rinnovo del contratto nazionale mantello per l’edilizia principale. I punti principali del confronto sono stati due: il finanziamento del pensionamento anticipato a sessant’anni e gli aumenti salariali per i prossimi due anni. Nel mese di dicembre le assemblee dei delegati delle organizzazioni interessate si esprimeranno in via definitiva sul risultato negoziale.

Lunedì, con qualche giorno d’anticipo rispetto alle più rosee aspettative, le delegazioni dei sindacati e della Ssic hanno raggiunto a Zurigo un accordo sul rinnovo del contratto nazionale, che in Svizzera viene definito mantello, e su un altro argomento importantissimo: il finanziamento del pensionamento anticipato. Un diritto cruciale per lavoratori che passano dai tetti alle gallerie, senza dimenticare strade e altri cantieri. Rischiava di non essere più sostenibile a causa dell’arrivo del momento della pensione per la generazione dei “baby boomer” e gli impresari avevano ipotizzato una netta riduzione degli assegni mensili. La soluzione definita dalle parti recepisce le misure già negoziate nel corso dell’autunno per risanare la Fondazione Far, l’ente che garantisce il pensionamento a sessant’anni.

In sintesi, per i lavoratori (secondo stime sindacali, sono circa 1500 i lavoratori valtellinesi interessati) sono previsti aumenti salariali di 80 franchi (ne erano stati richiesti 150) sia l’anno prossimo, sia nel 2020. È stato concordato anche l’aumento delle trattenute sui salari (0,5% il prossimo anno e 0,25% fra due) per mantenere il prepensionamento a sessant’anni senza assistere a una contemporanea diminuzione delle prestazioni. Non ci saranno novità rilevanti in materia di orari di lavoro. Le imprese rivendicavano una maggiore flessibilità nel corso dell’anno, per le organizzazioni degli operai quella garantita ora è già troppa. Mentre nel Belpaese regnano i dubbi su “quota cento“, insomma, al di là dal confine la trattativa fra le parti sociali, da anni, garantisce una soluzione condivisa e sostenibile.

La decisione definitiva è attesa in dicembre. Adesso, infatti, il risultato negoziale verrà sottoposto agli organi competenti delle organizzazioni interessate, che si esprimeranno in via definitiva. Le conferenze professionali dei sindacati Unia e Syna si terranno il 15 dicembre. Gli impresari si riuniranno quattro giorni dopo. Non sono previste sorprese. Il nuovo contratto dovrebbe entrare in vigore il primo gennaio 2019. Non ci sono novità, invece, sulla riforma della tassazione per i frontalieri, che in provincia di Sondrio sono circa cinquemila, di cui la metà, secondo stime sindacali, nel settore delle costruzioni e affini (un caso, quest’ultimo, che non c’entra con il rinnovo del contratto).


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