«È duro fare impresa in montagna»
Un momento dell’incontro “Il lavoro e la montagna cambiano” organizzato da AlpLab

«È duro fare impresa in montagna»

La testimonianza di Fabio Eposito, direttore della Ghelfi Ondulati di Buglio all’incontro di AlpLab. «Geograficamente siamo lontani dai clienti: è un gap economico, ma continuiamo tenacemente in Valle».

«Fare impresa in montagna oggi è davvero un’impresa, ma noi tenacemente continuiamo a lavorare in Valtellina, perché qui siamo nati, qui abbiamo trovato il nostro senso e perché al nostro territorio vogliamo restituire quella ricchezza umana che ci ha trasmesso». Si parla tanto di viticoltura eroica, ma di eroismo sono imperniate anche tante altre realtà economiche della provincia. È il caso di Ghelfi Ondulati di Buglio in Monte di cui abbiamo riportato le parole del direttore Fabio Esposito, che è intervenuto all’incontro “Il lavoro e la montagna cambiano” organizzato da AlpLab - nell’ambito del bando “Mi prendo la briga di costruire un co-working” promosso da Sbrighes – al Local hub a palazzo Foppoli a Tirano.

«La nostra è un’impresa manifatturiera specializzata in un prodotto che non è naturale fare in montagna – ha detto Esposito -. Tecnicamente produciamo ondulati, scatole di cartone, ovvero una “comodity” che meno costa meglio è per chi la compra. Gli acquirenti non vendono le nostre scatole, ma le comprano per contenere altre merce da trasportare. Lavoriamo principalmente nel settore ortofrutticolo, ad esempio fornendo la classica cassetta per contenere le mele. Si capisce che il nostro è un prodotto di basso valore. I clienti ci riconoscono come “quei folli che producono in Valtellina”».

Quali, dunque, le difficoltà di lavorare in Valtellina? «Geograficamente siamo lontani dai nostri clienti – risponde il direttore -. Le grandi multinazionali, che dominano il mercato, considerano improduttivo vendere a più di 300 chilometri di raggio dallo stabilimento di produzione. Noi andiamo fino a 1.800 chilometri di distanza; questo è un gap economico altissimo che rende difficoltosa la vendita, perché paghiamo una differenza di costo, legato al trasporto, elevatissima rispetto alla concorrenza».

E arriviamo, quindi, al punto. Perché Ghelfi Ondulati - che dà lavoro a 147 dipendenti – resta in Valle. «Chi nasce in montagna, desidera restarvi – prosegue Esposito -. Molti di noi sono andati via per studio o lavoro, ma poi hanno sentito il desiderio di tornare. Io sono un manager di lavoro e cerco di farlo qui, dove sono nato e cresciuto».

«Siccome questo luogo ci ha dato tanto dal punto di vista umano, ora vogliamo restituire quello che ci ha dato attraverso opportunità di sviluppo e la creazione di un ambiente in cui le persone possano crescere con più serenità. Un giovane deve avere la possibilità di scegliere se andare via o restare qui. Se decide di andare è una scelta di libertà, che ci piace. Se va per cercare lavoro perché non ce n’è, allora è un peccato».

Esposito non nasconde che uno dei progetti ventilati nella Ghelfi Ondulatori sarebbe quello di trasferire l’azienda nella zona di Parma, un trasferimento che farebbe risparmiare tre milioni di euro all’anno.

«Ma se vogliamo creare ricchezza sul territorio non possiamo andare a Parma - spiega -. Le montagne ci hanno insegnato a camminare in salita e non abbiamo paura di farlo tutti i giorni. Le montagne ci hanno insegnato che in cima c’è il premio, ci hanno insegnato a vivere con poco. I temi di efficienza, che abbiamo imparato all’università per rendere l’azienda competitiva, noi li abbiamo nel Dna, perché non andiamo in montagna con lo zaino pieno, ma con lo zaino più leggero possibile con quello che ci è sufficiente per vivere. Dunque il mio messaggio è questo: la nostra salita quotidiana - cercando di essere innovativi, di proporre qualcosa di diverso, seppure con risorse limitate - è per noi un motore propulsivo».

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