Dighe, dai canoni
altri 12 milioni
A partire dal 2023

L’ok in giunta regionale. Risorse destinate ai territori dove sono presenti le grandi derivazioni idroelettriche

Dighe, dai canoni altri 12 milioni A partire dal 2023
Dal 2023 alle risorse dovute dalle aziende idroelettriche si aggiungeranno altri 12 milioni di euro

La Regione aggiorna la componente fissa del canone per le grandi derivazioni e così dal prossimo anno alle risorse dovute dalle aziende che sfruttano le acque si aggiungeranno altri 12 milioni di euro.

È stato approvato ieri dalla giunta lombarda, su proposta dell’assessore competente, Massimo Sertori, il provvedimento in ottemperanza a quanto previsto dalla legge regionale dell’aprile 2020 che all’articolo 20 stabilisce che ogni anno l’esecutivo lombardo, entro la fine di marzo, «in ragione di variazioni non inferiori al 5 per cento dell’indice Istat relativo al prezzo industriale per la produzione, il trasporto e la distribuzione dell’energia elettrica» (la variazione è calcolata rispetto al valore del canone riferito all’anno in cui è stato applicato l’ultimo aggiornamento) possa rivedere la componente fissa del canone quantificata in 35 euro per ogni chilowatt di potenza nominale media annua di concessione. Cosa che è stata fatta. E così i canoni per l’anno in corso, nelle due rate semestrali di giugno e dicembre, da parte dei soggetti esercenti le grandi derivazioni idroelettriche saranno richiesti in ragione del nuovo valore aggiornato dalla delibera della giunta Fontana.

«L’autonomia idroelettrica fortemente voluta dalla nostra Regione e che ha superato anche le prove dei ricorsi degli operatori e dell’impugnativa del Governo - afferma l’assessore Sertori - si sta traducendo, atto dopo atto, in risorse di cui beneficiano concretamente, per il tramite di Regione Lombardia, i territori che ospitano le grandi derivazioni idroelettriche».

È infatti proprio la legge regionale del 2020 che la Lombardia ha adottato in recepimento delle disposizioni nazionali contenute nella cosiddetta legge di “regionalizzazione delle concessioni”, ad aver legato il canone dovuto dagli operatori all’andamento dell’indice Istat del prezzo industriale di vendita dell’energia elettrica.

«Quindi - spiega l’assessore Sertori - maggiore è il prezzo dell’energia, maggiore è la remunerazione degli operatori che gestiscono grandi derivazioni idroelettriche e maggiore è l’importo che devono versare alla Regione in favore dei territori che ospitano queste infrastrutture».

Nel corso del 2021 il prezzo dell’energia elettrica è aumentato considerevolmente per le note vicende internazionali e conseguentemente l’indice Istat medio del 2021 si è incrementato del 31,8% rispetto al valore medio dell’anno precedente, ciò comporterà un versamento di maggiori canoni alla Regione nel corso del 2022 per oltre 12 milioni. Tali risorse saranno puoi trasferite pressoché integralmente ai territori interessati nel 2023.

© RIPRODUZIONE RISERVATA