Dalla contabilità aziendale alla produzione di miele: «Una passione divenuta lavoro»
Pietro Capobianco, apicoltore chiavennasco di 32 anni

Dalla contabilità aziendale alla produzione di miele: «Una passione divenuta lavoro»

Laureato in economia alla Bicocca, dopo aver lavorato per un’importante compagnia di assicurazioni e nello studio di contabilità aziendale della madre, due anni fa ha deciso di puntare tutto sulla produzione di miele.

Può tirare un sospiro di sollievo Pietro Capobianco, apicoltore chiavennasco di 32 anni, dopo aver osservato i cambiamenti degli ultimi dieci giorni. A maggio è andata malissimo per l’acacia, ma ora ci sono buone prospettive per il miele di tiglio, rododendro e castagno.

«Non c’è stata produzione con l’acacia - spiega -. È andata completamente persa. Eravamo dell’idea che non avremmo prodotto neanche con le fioriture successive, visto che la situazione era molto, molto complessa. Eravamo davvero al limite, le api stavano per cacciare i fuchi. Invece in dieci giorni, dal 20 al 30 giugno, abbiamo osservato quello che assomiglia a un miracolo, un cambiamento inspiegabile secondo molti apicoltori. Il trend si è invertito. Non sarà un’annata memorabile, ma contiamo su una produzione vicina al 60% di quella dell’anno scorso».

Quella di Capobianco, nato e cresciuto a Chiavenna, è una scelta di vita. Laureato in economia alla Bicocca, dopo aver lavorato per un’importante compagnia di assicurazioni e nello studio di contabilità aziendale della madre, due anni fa ha deciso di puntare tutto sulla produzione di miele.

«Coltivo questa passione da sei anni e da due ho deciso di trasformarla nel mio lavoro», racconta. Ha dato vita all’azienda agricola Bees&Love, con un apiario a San Giacomo Filippo e uno a San Bernardo, a 1150 metri di quota.

È uno dei pochissimi apicoltori stanziali in alta montagna. «Per partire sono necessari investimenti rilevanti e credo ci vorranno dieci anni per ammortizzarli e conquistare un vero guadagno mensile - spiega Capobianco -. Le mie esperienze formative e professionali mi aiutano nella gestione dell’azienda, ad esempio nel marketing e nel diritto. Oggi un agricoltore deve essere preparato su molti argomenti, unire le conoscenze pratiche alla capacità di gestire i social network».

Ma questa non è una strada per arricchirsi in modo facile. «Ci sono pesi da sollevare, punture e preoccupazioni, ma l’amore per questo mondo è più forte di tutto il resto. Rispetto a otto ore d’ufficio in una metropoli caotica, non c’è proprio paragone».

Oltre alle conseguenze determinate dal clima, gli apicoltori devono affrontare altre preoccupazioni. «A cominciare dalla concorrenza dall’estero, soprattutto cinese: si calcola che metà del miele venduto in Italia arrivi dall’Oriente - precisa l’apicoltore chiavennasco -. Questo è l’unico alimento per il quale è previsto l’obbligo di indicazione dell’origine, ma a volte ci sono triangolazioni basate sull’importazione prima in Paesi dell’Europa dell’Est, poi in Italia. Oppure miscele di prodotti stranieri, o ancora nomi fuorvianti che possono trarre in inganno il consumatore».

Alla clientela spetta un compito importante. «Facendo la spesa si può dimostrare il proprio attaccamento al territorio, la volontà di non perdere una tradizione importante per la cucina e la biodiversità», sottolinea il giovane chiavennasco. Al miele, ricorda Capobianco, sono legate anche usanze tipiche di sistemi economici differenti da quello attuale. «Un tempo i contadini scambiavano spesso i propri prodotti - conclude -. Il miele con il formaggio, oppure con la frutta e i salumi. Mi piacerebbe praticare, fra colleghi agricoltori, il baratto: sarebbe una bella forma di solidarietà e di collaborazione fra chi vive del proprio lavoro».


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