Credito Valtellinese: ancora cambi al vertice
Credito Valtellinese, la sede di via Feltre a Milano

Credito Valtellinese: ancora cambi al vertice

L’amministratore delegato Selvetti dovrebbe lasciare. Al suo posto l’attuale presidente Lovaglio.

Pare ci sia il fondo russo Altera fondato da Vyacheslav Pivovarov e Kirill Androsov, dietro il ventilato nuovo ribaltone ai vertici del Credito Valtellinese. Mauro Selvetti, amministratore delegato, è dato in uscita e al suo posto dovrebbe esserci l’attuale presidente Luigi Lovaglio. Alla presidenza il nuovo board della banca pare promuova l’attuale vicepresidente vicario, il commercialista Alessandro Trotter. Una rivoluzione che i nuovi soci, detentori di una quota attorno al 7%, vorrebbero portare a termine entro la settimana, avendo a quanto pare coagulato attorno alla loro proposta la maggioranza dei soci (attualmente la compagine del Creval vede Denis Dumont, Crédit agricole, l’hedge fund Hosking Partners e il fondo Algebris di Davide Serra tutti sopra il 5%).

A pochi mesi dall’assemblea che dovrà approvare il bilancio 2018 della banca e dal varo nel nuovo piano industriale, quello della ripresa della redditività, il Credito Valtellinese è di nuovo sulle maggiori pagine finanziarie. Dal Sole 24 Ore al Corriere della sera le indiscrezioni sulle manovre in corso hanno delineato un quadro di una banca sempre meno valtellinese.

E infatti, non a caso, proprio sabato in occasione di un incontro all’Università di Pavia, il presidente di Assopopolari ha dichiarato che «il sistema bancario è ormai in mani forestiere - ha detto Corrado Sforza Fogliani -. La gran parte delle nostre banche sono dette italiane solo perché hanno sede legale in Italia. Sono controllate dai fondi speculativi esteri statunitensi o europei oppure da banche estere. Fiumi di utili vanno ad arricchire altri Paesi ed economie. Adesso, cominciano ad affacciarsi (e hanno già fatto spesa bancaria) gli oligarchi russi e società con sede alle Cayman, alle Isole Vergini, in Lussemburgo. Siamo una terra di conquista della finanza internazionale, di cui saremo presto una colonia a tutti gli effetti». Parole forti, che fanno capire la tensione che l’operazione sul Creval sta creando sui mercati finanziari di casa.

Una cosa è certa, Mauro Selvetti era stato salutato come l’uomo che aveva portato a casa il poderoso aumento di capitale da 700 milioni, andando in giro sulle piazze internazionali per presentare la banca, e che aveva lavorato alacremente col presidente Miro Fiordi per ottenere la validazione dei modelli interni da parte della Banca d’Italia, che oggi permettono al Creval di avere un Cet1 fully loaded al 13,5%. Per questo sembrava che per lui si profilasse una nuova alleanza con il presidente Luigi Lovaglio per mettere in campo le strategie di crescita. Invece, a quanto sembra la compagine sociale ha fretta di valorizzare l’investimento fatto e per questo ha individuato in Lovaglio la figura più adatta ad agire, vista la sua esperienza vincente nella banca polacca Pekao, gruppo Unicredit.

Se l’operazione andrà o meno in porto lo si scoprirà presto. Il Cda è stato preallertato per riunirsi forse già lunedì. Il nuovo board ha fretta di veder valorizzato il proprio investimento.


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