“Confindustria per la montagna”   Rete per nuovi modelli di sviluppo
Un dipendente della Ghelfi Ondulati di Buglio in Monte al lavoro

“Confindustria per la montagna”

Rete per nuovi modelli di sviluppo

L’incontro a Belluno: presenti il presidente Lorenzo Riva (Lecco e Sondrio) e il general manager di Ghelfi ondulati Fabio Esposito

La manodopera in montagna è molto preparata e più attaccata all’azienda che altrove, con tassi di assenteismo dimezzati. Ma il grande deficit è quello del management che occorre importare da altri territori, con costi elevati e poche garanzie di una permanenza prolungata. Questo è uno dei temi evidenziati venerdì a Cortina d’Ampezzo nella tavola rotonda promossa da Confindustria Belluno Dolomiti che ha sancito la nascita di «Confindustria per la montagna».

Un tema ben noto anche in provincia di Sondrio, dove anche aziende di rilievo mondiale si sono spesso soffermate sul valore del capitale umano, evidenziando però le stesse problematiche emerse venerdì a livello generale. All’incontro, al quale era presente il presidente nazionale Vincenzo Boccia, erano rappresentate molte associazioni provinciali e regionali: da Aosta a Udine, passando per Torino, Cuneo, Varese, Como, Bergamo, Lecco Sondrio, Verbano Cusio Ossola, Trento, Bolzano, Vicenza, Piacenza e naturalmente Belluno. Nel corso della giornata sono intervenuti esponenti dell’associazione, economisti e imprenditori di aziende di successo. Era presente anche il presidente di Confindustria Lecco Sondrio Lorenzo Riva, insieme al general manager di Ghelfi ondulati di Buglio in Monte Fabio Esposito, una delle società valtellinesi capaci di interpretare nel migliore dei modi non soltanto le innovazioni legate all’I4.0, ma anche l’evoluzione del rapporto con il territorio.

Si tratta di un network, secondo quando ha spiegato il presidente bellunese Luca Barbini, «informale, inclusivo e a geometria variabile di territoriali e federazioni che vogliono attivarsi per la crescita dei territori montani, che possono essere laboratori in cui sperimentare nuovi modelli di sviluppo». La filosofia che anima quest’iniziativa è chiara, insomma. Secondo Confindustria, se è vero che una «questione montagna» certamente esiste, è altrettanto vero «che va posta in maniera diversa dal passato: della montagna occorre occuparsi non per assisterla, ma per far sì che il suo valore, le sue specificità, i suoi tanti talenti siano valorizzati e messi in circuito, a beneficio della montagna stessa e del Paese nel suo complesso». Anche nell’industria, che come dimostra l’esempio valtellinese è cruciale anche in termini occupazionali, con ben 18mila addetti. In quest’ottica, Confindustria, con la forza del suo sistema, può svolgere un ruolo rilevante. L’associazione scende in campo a favore della montagna italiana creando una rete interna al sistema associativo composta dalle territoriali e dalle federazioni regionali interessate a promuovere lo sviluppo delle terre alte che «proprio in virtù delle loro specificità - ha sottolineato Riva - possono essere laboratori dove sperimentare nuovi modelli di sviluppo». «L’orgoglio di fare azienda in un territorio montano – ha evidenziato Esposito – ci obbliga a confrontarci quotidianamente con l’innovazione, per noi l’innovazione è una necessità, è sopravvivenza non una scelta fra tante altre, se non siamo diversi non possiamo competere per evidenti condizioni strutturali che minano la nostra competitività nel mercato. Noi sfidiamo queste difficoltà perché vogliamo creare ricchezza sul nostro territorio per offrire alle persone che lo vivono le condizioni per immaginare e realizzare i propri sogni qui e non altrove».


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