Classifica degli stipendi, la provincia di Sondrio non brilla
La media regionale è di 31.700 euro, in Valtellina e Valchiavenna ci si accontenta di 27.754 euro

Classifica degli stipendi, la provincia di Sondrio non brilla

Gli stipendi mediamente più alti d’Italia sono in Lombardia. Ma Sondrio è in fondo alla classifica delle province della propria Regione. Lo evidenzia un‘indagine della società JobPricing, riportata da “La Repubblica“, sulla retribuzione annua lorda. A Milano si sta sopra i 34mila euro, con ben 2mila euro di vantaggio sul secondo posto, che spetta a Monza Brianza. La media regionale è di 31.700 euro, decisamente superiore a quella di Valtellina e Valchiavenna, dove ci si accontenta di 27.754 euro. Pochi in più, ad esempio, della media di Palermo, dove sono 27.646, e meno di quanto rilevato nella gran parte delle realtà del Nord Italia, a cominciare dalle province limitrofe come Lecco (30.500), Como (circa 30mila) e Bergamo (29.400).

«In media sono quasi 2.300 euro al mese, non si tratta di salari bassi, ma c’è senza dubbio spazio per qualche analisi basata sul confronto con il resto del Paese», premette dalla Cisl il segretario generale Davide Fumagalli. La prima riflessione è legata alla fonte dei dati, visto che quando si parla di rilevazioni di questo tipo è cruciale poter contare su un campionamento efficace. Ma anche - o forse soprattutto - perché in Valtellina bisogna tenere conto degli stipendi dei frontalieri. Lavoratori che mediamente possono contare su accrediti mensili ben più elevati dei loro concittadini che sono occupati in Italia, ma difficilmente offrono alle statistiche un quadro pienamente rilevabile dalle indagini.

Premessi questi dubbi, secondo la Cisl emergono alcuni trend importanti. E in fondo è proprio questo, al di là delle singole posizioni occupate nelle classifiche proposte da istituti di ricerca e organi di stampa, l’aspetto più stimolante in termini di dibattito. «Le retribuzioni sono mediamente più basse del resto della Lombardia e delle province limitrofe - spiega Fumagalli -. Le variabili che regolano questo trend possono essere ipotizzate e analizzate».

L’assenza di un numero rilevante di aziende medio-grandi determina «il numero ridotto di figure professionali con retribuzioni mediamente elevate», ad esempio. Alla dimensione delle imprese - basti pensare che in quelle artigiane la media è di 2,7 dipendenti - è connessa anche «la limitata presenza di contrattazione di secondo livello, con i conseguenti benefici in termini di stipendi, premi di produzione e welfare». Condizioni che, naturalmente, sono presenti negli stabilimenti sindacalizzati e in alcuni casi in interi settori.

Infine, secondo Fumagalli, «l’elevata stagionalità di alcuni comparti, ad esempio il turismo, comporta l’utilizzo massiccio della Naspi, che non è uno strumento usato in via eccezionale nella propria carriera lavorativa dai dipendenti, ma per molti è ricorrente, anche più volte nel giro di pochi mesi».


© RIPRODUZIONE RISERVATA