Cimice asiatica, disastro mele rosse
Così si presentano le mele rosse attaccate dalle cimici asiatiche: nella zona di Ponte danneggiato il 50% del raccolto

Cimice asiatica, disastro mele rosse

Sos di Coldiretti. I danni maggiori per ora a Ponte in Valtellina, dove la metà della produzione è stata colpita. Delle Coste, presidente di Melavì: «Gli insetti seguono la maturazione dei frutti, sono arrivati fino a Sernio e Mazzo».

Sta facendo danni ovunque la cimice asiatica, negli orti (anche casalinghi), nelle abitazioni (a frotte le si trovano nelle fessure delle finestre) vicine alle zone coltivate e – soprattutto – nei frutteti di chi, dei prodotti della terra, “campa”.

La cimice ha assaltato i meleti con danni che, in alcune delle zone colpite, arrivano fino al 50 per cento del raccolto, al momento limitato per fortuna alle mele rosse. È l’allarme lanciato da Coldiretti Lombardia raccolto sulla base delle segnalazioni degli agricoltori della provincia di Sondrio che devono fare i conti, per la prima volta, con questi insetti pericolosi, che a causa dei cambiamenti climatici si stanno moltiplicando nelle campagne e in città, causando danni in Italia stimati per ora in circa 250 milioni di euro alle produzioni di mele, pere, kiwi, ma anche pesche, ciliegie, albicocche e piante da vivai.

«In Valtellina non era mai accaduto in passato – conferma Bruno Delle Coste, produttore e presidente della cooperativa Melavì, alla quale conferiscono più di 300 aziende agricole del territorio –. Le cimici stanno attaccando le piante a macchia di leopardo: in un frutteto può succedere che si trovino sugli alberi centrali, non ci siano su quelli vicini e ricompaiano su altri a decine di metri di distanza. I frutti vengono bucati e non possono essere più utilizzati. Gli insetti sono comparsi prima nella zona di Ponte in Valtellina, intorno alla fine di agosto quando è partita la raccolta. Poi, poco alla volta, hanno risalito tutta la Valle, seguendo la fase di maturazione dei frutti in base all’altitudine e sono arrivate fino a Sernio e Mazzo. I danni maggiori sono a Ponte, però, dove anche la metà della produzione è stata colpita». E aggiunge: «Abbiamo notato che la cimice “preferisce” la mela rossa, anche se non abbiamo capito perché. Ora abbiamo concluso la raccolta delle Red e abbiamo iniziato quella delle Rockit che, per fortuna, non hanno avuto questo problema, ma in parte quello di una breve gelata. Ma di questo non ci possiamo lamentare, perché fa parte dei rischi del mestiere».

E se quest’anno – dita incrociate – la grandine non è arrivata, la cimice ha pensato bene di mettere il bastone fra le ruote agli agricoltori. Ai nastri di partenza ora anche la raccolta delle mele Golden (le gialle) e poi si proseguirà con la Fuji per chiudere la stagione a metà ottobre e, quindi, avere dei dati certi (annualmente la produzione di Melavì si aggira intorno ai 280mila quintali di mele complessivi).

La cimice marmorata asiatica – sottolinea la Coldiretti - arriva dalla Cina ed è particolarmente pericolosa per l’agricoltura perché prolifica con il deposito delle uova almeno due volte all`anno con 300-400 esemplari alla volta. La situazione è drammatica soprattutto al Nord, dal Friuli Venezia Giulia al Veneto, dall’Emilia Romagna al Piemonte.

«Per fermare l’invasione della cimice asiatica – dichiara la Coldiretti - si attende il via libera del ministero dell’Ambiente che, sentiti il ministero delle Politiche agricole, Alimentari e Forestali e il ministero della Salute, deve emanare le linee guida per il via libera alla vespa samurai, nemica naturale della cimice, dopo l’entrata in vigore del decreto che introduce le norme necessarie a prevedere i criteri per l’immissione sul territorio di specie e di popolazioni non autoctone, fortemente sollecitato dalla Coldiretti ai tavoli istituzionali. Regione Lombardia ha già dato la disponibilità ad avviare la sperimentazione in materia. Sotto accusa è il sistema di controllo dell’Unione Europea con frontiere colabrodo che hanno lasciato passare materiale vegetale infetto e parassiti vari. Serve un cambio di passo nelle misure di prevenzione e di intervento sia a livello comunitario che nazionale, anche con l’avvio di una apposita task force».


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