Chiavenna, l’istituto professionale Caurga “sforna” diplomati già assunti

Alberghiero e artigianato da tempo alternano alle lezioni stage anche all’estero. Il preside Minnai: «Entro tre mesi dalla maturità l’85-90% dei nostri studenti trova un posto di lavoro».

Chiavenna, l’istituto professionale Caurga “sforna” diplomati già assunti
L’istituto professionale di Chiavenna propone il corso alberghiero e quello per ebanisti

Nove alunni su dieci trovano lavoro entro novanta giorni dal diploma. Nel Belpaese della disoccupazione under 24 al 40%, da Chiavenna arriva un dato decisamente positivo. All’istituto professionale Crotto Caurga, attivo nel settore alberghiero e dell’artigianato, si chiude un anno di lezioni nelle aule e nei laboratori, ma anche di alternanza scuola lavoro.

E la fine delle attività è il momento migliore per tirare le somme non soltanto su promozioni, giudizi sospesi e mancate ammissioni alla classi successive.

Nell’istituto chiavennasco si fanno i conti anche sulle opportunità lavorative degli ex allievi. Secondo il preside Massimo Minnai la “buona scuola” - la riforma che valorizza l’alternanza scuola lavoro - è utile per combattere la disoccupazione giovanile. Un problema che in Italia riguarda ben quattro ragazzi su dieci e che invece, per gli alunni che escono dall’istituto di via della Molinanca, si attesta su percentuali decisamente inferiori.

«Una scuola come la nostra, fortemente orientata all’inserimento rapido nel mondo del lavoro, ha dati diversi e in controtendenza rispetto alla media nazionale. In particolare tra l’85 e il 90% dei nostri studenti in uscita, secondo quanto osservato negli ultimi anni, trova un posto di lavoro entro i primi tre mesi. Stiamo parlando sia di posti a tempo determinato, sia di assunzioni senza scadenza. Poi con il trascorrere del tempo vari accordi vengono rinnovati con tempi indeterminati».

Grazie alle opportunità garantite dall’alternanza scuola lavoro, gli alunni del Caurga sono stati impegnati nei mesi scorsi in contesti prestigiosi. «L’alternanza scuola lavoro è uno dei pilastri della didattica. Orienta i ragazzi nelle loro scelte e li rende responsabili. È fondamentale e alcune manifestazioni per noi sono state centrali, perché ci hanno permesso di confrontarci con contesti prestigiosi. Basti pensare alla presenza dei nostri allievi a Sankt Moritz durante i Mondiali di sci alpino dello scorso febbraio. Il nostro istituto è stato impegnato anche al Kempinski per una cena di gala. Ma non dimentichiamo la presenza a Tuttofood in occasione della visita di Barack Obama».

Gli stage sono da molti anni un’attività tradizionale. «Oltre a quelli svolti in Italia e Svizzera, quest’anno siamo stati impegnati anche in Germania, a Oberdorf, in Baviera, in hotel a cinque stelle. Quest’esperienza proseguirà, visto che gli albergatori tedeschi hanno apprezzato le conoscenze e le competenze dei nostri allievi, anche a livello linguistico».

“Learning by doing”, imparare facendo, è uno dei punti salienti della filosofia del Caurga. «Non lo applichiamo solo nel settore alberghiero: questo approccio caratterizza anche l’attività degli ebanisti dove stiamo costruendo sempre più una falegnameria dedicata all’Industria 4.0».

Ma nonostante un esempio positivo come quello del Caurga, la “buona scuola” non convince tutti. Fra gli aspetti sui quali il sindacato è critico c’è soprattutto l’alternanza scuola lavoro. Perché se è vero che funziona negli istituti professionali, altrove la situazione è ben diversa secondo Antonella Turcatti, segretario della Cgil scuola. «Si tratta di uno dei punti critici della riforma. Due anni fa, all’inizio della “buona scuola”, una delle questioni più preoccupanti era stata questa. Negli istituti professionali era già presente. Poi è stata introdotta anche in quelli tecnici e nei licei, ma prevede schemi molto rigidi di ore non adeguate a un efficace percorso di stage e apprendimento. E spesso, come se non bastasse, mancano le risorse e l’atteggiamento positivo necessari, sia a scuola, nelle aziende».

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