Capra orobica: Slow food ci mette marchio e presidio
Morbegno, stand dell'associazione produttori formaggi di capra a Cheese (Foto by Silvio Sandonini)

Capra orobica: Slow food ci mette marchio e presidio

La razza è in via di estinzione e l’associazione piemontese vuole tutelarla. Gli allevatori: «Per noi è una prestigiosa “vetrina”».

La capra orobica originaria della Val Gerola diventa presidio Slow food e il pass dell’associazione internazionale fondata dal piemontese Carlo Petrini, è arrivato a Cheese, la fiera di Bra dedicata alle produzioni casearie, che ha chiuso lunedì scorso con 270mila visitatori.

Giuseppe Giovannoni, allevatore di Cosio, è stato tra i promotori dell’iniziativa, nata dal contatto tra produttori valtellinesi, della Val Brembana e della Valsassina, che insieme, hanno fondato l’associazione produttori formaggi di capra orobica con sede a Lenno, in provincia di Bergamo.

«L’idea è maturata nell’ambito del progetto “I principi delle Orobie”, l’itinerario tra malghe e rifugi che questa estate ha avuto un buon seguito - premette Giovannoni - la capra orobica è una specie in via di estinzione con la quale si producono ottimi formaggi esclusivamente d’estate in alpeggio, dove i capi si nutrono dell’erba del pascolo, senza fermenti selezionati, né mangimi».

L’associazione si è data un disciplinare che riprende i metodi tradizionali e naturali di produzione del Matscin valtellinese, della Roviӧla brembana e del Formagìn della Val Sassina, ma saranno tutelati anche i prodotti derivati dalla macellazione della capra orobica, come gli insaccati e il violino. Giovannoni è uno dei pochi, coraggiosi imprenditori del settore, con la sua stalla, costituita da una quarantina di capi.

«Gli altri soci sono quasi tutti hobbisti, perché attualmente i margini di guadagnano restano bassi - spiega l’allevatore - io da anni carico l’alpe Legnone con 250 capi, di cui una sessantina da latte. Raccolgo quindi gli animali di amici e colleghi, ma in una stagione estiva, l’unico periodo produttivo, riusciamo a portare a casa circa 5mila euro di guadagno. E il paradosso, purtroppo è che da quest’anno ci hanno tolto i sussidi europei».

Gli aiuti dell’Ue privilegiano le grandi aziende agricole e penalizzano i piccoli allevamenti, come quello di Giovannoni, nonostante realizzi, con il suo lavoro, l’autentico presidio del territorio montano.

«Ne abbiamo parlato con l’assessore regionale all’Agricoltura Fava e lui ci ha promesso un interessamento e nuovi contributi regionali dal prossimo anno, speriamo che si passi presto dalle parole ai fatti». Anche perché a dimostrazione dell’importanza, dell’impegno e della serietà dell’associazione, Slow food, sempre nell’ambito di Cheese ha assegnato ai produttori formaggi di capra orobica il premio italiano di resistenza casearia per la tutela della biodiversità, accanto ad altre piccole realtà agricole dislocate nelle più svariate regioni del mondo.

«Dal presidio ci aspettiamo visibilità, ma pure la possibilità di crescere, anche dal punto di vista economico e ci fa piacere che ci siano molti giovani che si stanno avvicinando a questa professione nonostante non offra, per ora, una redditività commisurata al lavoro fatto in condizioni ambientali non facili. Il reddito va integrato con altro, però siamo fiduciosi e lavoreremo insieme per promuovere con più efficacia i nostri prodotti».


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