Bresaola, crescono i costi della carne  Missione in Europa
Emilio Mottolini, presidente della categoria merceologica alimentare di Confindustria Lecco e Sondrio

Bresaola, crescono i costi della carne

Missione in Europa

Prodotto Igp. Assica e Confindustria stanno cercando di verificare la possibilità di eliminare almeno un dazio. Qualche timore, dice Mottolini, anche sul fronte lavoro.

Sale il prezzo della carne e anche nel settore della bresaola la preoccupazione è inevitabile. Ma secondo Emilio Mottolini, presidente della categoria merceologica alimentare di Confindustria Lecco e Sondrio e responsabile commerciale di Salumificio Mottolini, l’obiettivo resta la crescita nella produzione del tipico salume Igp che da alcuni anni supera abbondantemente le 13mila tonnellate per un valore alla produzione di oltre 230milioni di euro. 

«La bresaola è un prodotto in costante crescita: un salume giovane, di solo bovino, sempre più apprezzato dalla ristorazione collettiva oltre che dal consumatore finale. Ha tutte le caratteristiche per conquistare il mercato nazionale come quello internazionale. Ogni anno, con grande sforzo da parte dell’industria per rispondere alle richieste sanitarie dei Paesi stranieri, la quota di export è in aumento e quindi siamo fiduciosi del fatto che il nostro prodotto abbia ancora mercati in cui crescere».

Certo la situazione, come emerso in vari ambiti dei salumi, non è delle più facili. «In questo momento stiamo soffrendo per degli aumenti importanti che stanno interessando la materia prima - precisa Mottolini -. A partire da ottobre 2019 i prezzi della carne hanno subito evoluzioni settimanali che ad oggi si attestano al +30%. Il fenomeno ha interessato inizialmente le carni provenienti dal Sud America, ma si è poi dilagato a macchia d’olio negli altri Paesi da cui l’industria della bresaola acquista la materia prima, Europa in primis».

Per cercare di circoscrivere il problema, le associazioni di categoria Assica e Confindustria, stanno cercando di verificare con la Commissione Europea la possibilità di eliminare un dazio che incide sensibilmente sul costo delle carni importate. «È importante chiarire che per le aziende che producono bresaola è necessario attingere parte delle materia prima in territorio extra Ue in quanto in Europa, come in Italia, solo una parte della carne disponibile sul mercato è adatta ad essere sottoposta al processo di trasformazione - chiarisce Mottolini -. Se si riuscisse quindi a instaurare un tavolo di confronto con la Commissione, la riduzione o la sospensione di questo dazio permetterebbe alle industrie di compensare una parte degli aumenti che il comparto sta subendo in questi mesi e con i quali si confronterà ancora fino a quando non si stabilizzerà la situazione». 

Intanto mentre il prezzo della materia prima cresce, ci sono altri rischi. «Effettivamente questo momento di difficoltà nasce da un’altra situazione critica. La Cina, colpita dalla peste suina, ha rivolto la sua domanda di carne di suino a tutto il resto del mondo generando degli scompensi sulle forniture e di conseguenza degli aumenti spropositati. Vista la scarsità di carne di suino, la Cina si è interessata anche al mercato del bovino, accaparrandosi partite di materia prima sudamericana destinate all’Europa. Questo ha scaturito un aumento della domanda e una diminuzione dell’offerta che si traduce in un aumento dei costi».

I produttori stanno analizzando anche le prospettive future. «La speranza è quella di collaborare con la Gdo affinché trasferisca al consumatore finale la consapevolezza che la variazione di prezzo è data per garantire un prodotto di qualità in una situazione di grave difficoltà del mercato dei salumi. La situazione, che è ancora in evoluzione, speriamo si possa stabilizzare al più presto. Stiamo facendo il possibile per evitare che questi aumenti pesino troppo sul prezzo di acquisto al consumatore finale».

L’occupazione

Alcuni timori riguardano anche l’occupazione. «Non nego che un po’ di preoccupazione c’è nel settore. Credo che tutte le aziende cercheranno di mantenere i livelli occupazionali, ma se la situazione si protrarrà, questa potrebbe essere una problematica per un comparto che dà lavoro a circa 1.400 persone in tutta la provincia - conclude Emilio Mottolini -.  Non dobbiamo dimenticarci però che momenti di crisi possono essere di stimolo per sviluppare nuove idee di produzione».

Un’altra tematica rilevante è quella delle zone di approvvigionamento della materia prima e delle regole relative al benessere animale e al tema della deforestazione. «Il nostro è un prodotto Igp legato ad un ambiente di montagna. Per noi è fondamentale il rispetto del benessere animale, oltre agli aspetti etici che interessano il comparto, tra cui il tema della salvaguardia del territorio».


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