Domenica 20 Luglio 2014

«Aziende, un abisso

tra Italia e Svizzera

Ecco i casi concreti»

Maurizio (nella foto) e Paolo Gini sono gli amministratori dell’azienda Graniti Conrad

«Renato Cossi ha fatto bene. Ci dispiace dirlo, ma Svizzera e Italia sono due pianeti diversi». Ci sono undici chilometri di distanza fra Borgonuovo di Piuro e Promontogno. Ma per un imprenditore attivo sia in Italia, sia nel Cantone dei Grigioni, le due parti della Val Bregaglia sono due mondi molto differenti.

La conferma arriva da Maurizio e Paolo Gini, amministratori dell’azienda Graniti Conrad. Una società attiva con siti produttivi sia in Lombardia, sia nella Confederazione elvetica, e impegnata a livello commerciale sui mercati di tutta Europa.

«Il fisco svizzero è molto più semplice e chiaro - spiega Maurizio Gini -. Si sa, dall’inizio, quanto si andrà a pagare. C’è fino al 30% di tasse in meno, in Svizzera».

Ma al di là delle percentuali, ci sono le procedure della burocrazia. «In Italia nel nostro settore ha un impatto enorme. Il caso più eclatante è quello dell’esplosivo: ci sono permessi, scadenze e procedure complesse che condizionano pesantemente l’attività. Ma anche i piani per l’utilizzo delle cave presentano scogli incredibili e a volte insormontabili. Vorrei fare un esempio: la convocazione del prossimo incontro su questa tematica è stata inviata a un indirizzario di quattro pagine. Decine e decine di enti e associazioni di ogni tipo saranno chiamate a partecipare alla riunione sulle cave. Che senso ha questa procedura? Nei Grigioni il governo federale e il Cantone ti vengono incontro, assumono il ruolo di alleato delle imprese. Buon senso e conoscenza del territorio sono le carte vincenti per risolvere insieme i problemi. E questo non comporta una riduzione della sicurezza. Il risultato è ottimale anche perché non si spendono tempo e risorse per affrontare procedure inutili e costose sia per i privati, sia per le istituzioni».

A volte la burocrazia rappresenta uno scoglio insuperabile e comporta la perdita di lavoro. «Abbiamo vinto la gara per un grosso cantiere, la stazione centrale delle ferrovie a Zurigo. A causa di ritardi burocratici abbiamo incontrato delle difficoltà nella fornitura del materiale - il “San Fedelino” - per i pavimenti e le scale. Parte del lavoro ci è stato tolto ed è stato realizzato con un altro prodotto». Tutti gli anni si aggiungono nuove norme che vanno a  gravare sulle imprese. «Un esempio chiaro si registra nell’ambito della sicurezza. Nella sostanza, si tratta di principi validi, ma l’applicazione spesso lascia a desiderare. Negli ultimi anni ci sono stati aumenti per un totale di circa cinquantamila euro per gestire questi aspetti. Tutte risorse che non possono essere utilizzate per innovazione, ricerca e, perché no, per gratificare il lavoro degli amministratori e dei quaranta collaboratori della nostra società.  L’unica soddisfazione che ci è rimasta, a livello aziendale, è la stima che abbiamo raccolto in Svizzera e in altri Paesi d’Europa per i bei lavori realizzati. Se non si snellirà la burocrazia, per l’Italia sarà molto difficile salvarsi. Cossi fa bene a scegliere il Ticino. C’è un po’ di amarezza: è inevitabile, siamo italiani e vorremmo tutti restare a lavorare nel nostro Paese. Ma abbiamo toccato il fondo e superato il limite».

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