Aumento Iva, i timori degli esercenti
Roberto Galli

Aumento Iva, i timori degli esercenti

Si parla di un possibile incremento dell’imposta per alberghi e ristoranti. «Così clienti all’estero».

Per il momento si tratta soltanto di un’ipotesi. Ma il possibile aumento dell’Iva per i settori degli alberghi e dei ristoranti proprio non va giù agli imprenditori di questi comparti, specialmente nella nostra provincia. «Continuare a fare leggi fiscali di questo tipo non porta da nessuna parte: nell’ipotesi di un aumento dell’Iva per il settore degli alberghi e dei ristoranti, avremo come risultato che una fetta di clienti, penso soprattutto agli italiani, potrebbero scegliere l’estero per le loro vacanze – commenta il presidente provinciale di Federalberghi Roberto Galli -. Un simile provvedimento, se attuato, concorrerebbe quindi a un’ulteriore perdita di competitività per l’Italia rispetto ad altri paesi dello stesso contesto europeo, come per esempio la Germania, dove nelle strutture alberghiere viene applicata un’Iva inferiore di diversi punti». Secondo gli albergatori, insomma, il possibile aumento di quest’imposta (dal 10 all’11%) andrebbe poi a finire a carico dei clienti delle strutture italiane.

Un punto di vista, quello di Galli, che si pone in linea con la richiesta del presidente di Federalberghi nazionale Bernabò Bocca, espressa in una nota divulgata domenica, di non dare seguito a quella che egli ha definito come un’«ipotesi bislacca, un danno per imprese e lavoratori del settore». Meglio sarebbe, ha dichiarato Bocca, concentrarsi sulle imposte evase dagli esercizi ricettivi abusivi o, comunque, non andare a colpire un settore che già rischia di pagare pesantemente - a livello nazionale più che locale - le conseguenze degli effetti prodotti dal coronavirus.

Punta l’accento su un contesto generale costantemente in emergenza Gianluca Bassola, presidente del Gruppo Ristoratori dell’Unione del commercio e del turismo. «Provvedimenti come questi – afferma il titolare del Trippi – non fanno che accrescere la pressione sui clienti e sugli imprenditori, in un Paese dove le cose per molti aspetti non funzionano.

È questo che mi preoccupa più dell’ipotesi del ritocco dell’Iva in sé. In caso di aumento, la gente di certo si chiederà a cosa serviranno i maggiori introiti, che dubito potranno tradursi in più servizi o vantaggi per i cittadini, anzi sono convinto che andrebbero a finire nel solito calderone del nulla di fatto. Per questo - conclude Bassola - ritengo l’ipotesi di un eventuale aumento una misura tipica di chi non sa che pesci pigliare».


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