Artigiani del legno: buoni stipendi,
ma sono introvabili

Distretto Ebanisti, tappezzieri, doratori e intagliatori: tanto mercato, ai giovani però questi mestieri non interessano e al corso del Cfp di Meda per ora solo tre iscrizioni

Artigiani del legno: buoni stipendi, ma sono introvabili
Nel laboratorio di un centro di formazione professionale

Da un lato figure artigianali superpagate e introvabili, che le aziende si contendono a suon di aumenti di stipendio. Dall’altro altre figure che stanno scomparendo: semplicemente, nessuno vuole più fare certi mestieri o la tecnologia li ha resi obsoleti. È la riflessione dell’Unione Artigiani della provincia di Milano, che torna attuale ora che il Salone del Mobile ha chiuso i riflettori e il settore del legnoarredo torna al lavoro ordinario.

I percorsi

Tra le figure degli “introvabili” l’Unione indica i falegnami ebanisti, per i quali esistono corsi ma che le aziende preferiscono formare in casa sotto la guida di maestri. Spesso sono i familiari dei titolari, per via del cambio generazionale. «I più esperti, con 10-15 anni di esperienza -riflette il segretario generale dell’Unione, Marco Accornero- arrivano a guadagnare anche 3500 euro netti al mese». E poi i tappezzieri e le cucitrici: secondo l’Unione hanno già il posto fisso dal momento in cui si iscrivono a un corso e sono contesi a colpi di aumenti di stipendio. «Eppure ad oggi, al Cfp Terragni di Meda - cuore del distretto del mobile brianteo - al corso da tappezziere si sono iscritti direttamente dalla terza media solo tre ragazzi. Questa figure possono arrivare a 2000 euro al mese netti, se hanno esperienza».

Altri introvabili, gli esperti di produzione sostenibile e i restauratori. Questi ultimi, sottolinea l’Unione, hanno lavori spesso affidati da facoltosi proprietari e committenze pubbliche ma il mercato di massa è in gran parte in mano a dopo-lavoristi o pensionati. Poi i carteggiatori (chi rende la superficie del legno nuda, uniforme, liscia e pronta per trattamenti e rifiniture): in pochissimi lavorano ancora manualmente, solo per pezzi unici ed esclusivi. Infine i montatori: le imprese artigiane -dicono all’Unione- consegnano e montano direttamente i mobili nelle case dei clienti ma la media-grande distribuzione oggi esternalizza il servizio a costi sicuramente competitivi a condizioni economiche spesso insostenibili per gli operatori, costretti a lavorare di corsa e a cottimo.

Tra le figure in estinzione, i decoratori e doratori (è finito il boom nei paesi dell’est, Russia in testa, e in oriente), gli incannatori e impagliatori di sedie («resistono pochissimi laboratori iperspecializzati»), gli intagliatori (sono stati sostituiti dalle macchine: forse, ipotizza l’Unione, ne è rimasto qualcun in attività, per lo più in pensione e senza eredi. Infine i laccatori e lucidatori a mano: solo i pezzi unici sono oggi laccati a mano. Il grosso del lavoro lo fanno le macchine.

Le contromisure

«Si tratta delle due facce della stessa medaglia - riflette il segretario generale dell’Unione, Marco Accornero -. Una situazione comune a tutte le province lombarde del legno arredo. Molti mestieri non interessano i giovani perché richiedono sacrifici: se un artigiano deve consegnare delle lavorazioni il lunedì ed è in ritardo, non ci sono sabati o domeniche che tengano. Ore ovviamente retribuite. Ma il fattore culturale conta: purtroppo in molte famiglie conta di più avere un laureato disoccupato che un artigiano ben retribuito e competente, richiesto dalle aziende se non s’è messo in proprio. Ma è chiaro che chi vuol imparare a fare il pane deve lavorare di notte, chi vuole lavorare nel legno arredo deve sporcarsi le mani. Un apprendista può prendere 800-1000 euro al mese ma poi, quando ha in mano il mestiere, le trattative con chi lo vuol prendere a lavorare le conduce lui. Certo, occorre qualche anno di sacrifici, se ti metti in proprio niente stipendio fisso e un po’ di rischio».

Come ovviare? «Dobbiamo ripartire dalle scuole dell’obbligo e lanciare una grande campagna per incentivare i ragazzi a scegliere i mestieri artigiani. Portiamoli nei laboratori, costruiamo delle prime esperienze di contatto col mondo del lavoro, promuoviamo incontri con i maestri artigiani. Sono certo che avremo ritorni immediati in termini di nuove iscrizioni ai nostri Centri di formazione professionale».

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