Arriva l’olio più a Nord d’Italia  “Vendemmiati” in Valle 400 quintali
Un olivo nel Tiranese: in Valtellina il recupero di costoni per la produzione di olio

Arriva l’olio più a Nord d’Italia

“Vendemmiati” in Valle 400 quintali

È partita in questi giorni la raccolta delle olive in Valtellina. Un convegno a Milano sulle nuove frontiere dell’agricoltura in montagna

Agricoltura di montagna: cambia il clima e gradualmente gli operatori possono introdurre nuove colture che diventano interessanti scommesse produttive e locali. È partita in questi giorni la raccolta per l’olio che nasce in Valtellina, il “più a nord d’Italia”, lo ha annunciato con entusiasmo Coldiretti Lombardia.

«Proprio così – è stato sottolineato dalla associazione di rappresentanza del mondo agricolo – si tratta dell’olio di spremitura che si produce oltre il 46esimo parallelo, oltre i grandi laghi lombardi, sui costoni delle Alpi. In questi giorni – ha chiarito Coldiretti – in provincia di Sondrio saranno “vendemmiati” 400 quintali di olive». Al centro di queste innovazioni, come viene spiegato, c’è il clima. «Il cambiamento climatico – ha precisato Ettore Prandini, presidente di Coldiretti Lombardia – ha spostato più a nord la cosiddetta “linea della palma”, il clima propizio a questo tipo di vegetazione e gli uliveti sono arrivati in montagna, dove fino a poco tempo fa eravamo più abituati a vedere mucche e pascoli». Di queste nuove esperienze e delle nuove frontiere dell’agricoltura “in vetta” si parlerà nella tre giorni dedicata alla montagna, organizzata dall’Università di Milano con l’apertura ufficiale giovedì 3 novembre.

«La montagna – spiega Prandini – è una risorsa per la Lombardia sia dal punto di vista produttivo sia ambientale. In questo contesto gli agricoltori ricoprono un ruolo strategico nella conservazione del territorio e dei pascoli. In Valtellina – ha tra l’altro detto – sono stati proprio gli agricoltori ad avviare il recupero di costoni e terrazzamenti per una produzione di olio sempre più consistente». I pionieri di queste esperienze sono entusiasti. «Quando ho iniziato, gli altri mi davano del pazzo, adesso mi chiedono consigli» racconta Carlo Baruffi, 71 anni, un innovatore. Una dozzina di anni fa, nel comune di Poggiridenti, su una parte di vigneto, decise di provare la pianta simbolo del Mediterraneo. «Ho iniziato con una cinquantina di esemplari arrivati dal Garda – racconta – adesso ne ho 360 esemplari caratteristici di tutta Italia, comprese gli ulivi taggiaschi della Liguria e spremo un olio di alta qualità che poi regalo agli amici». Secondo le ultime analisi di Coldiretti, elaborate sulla base dei dati Ismea/Unaprol, la produzione 2016 in Lombardia, con oltre 627 tonnellate, dovrebbe restare stabile rispetto allo scorso anno, mentre a livello nazionale le scorte di extravergine Made in Italy saranno esaurite entro i primi sei mesi del 2017, per effetto del crollo del 38% della nuova produzione che scende ad appena 298 milioni di chili, un valore vicino ai minimo storici di sempre.


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