Appalti per la refezione scolastica: «Chiediamo equità per i lavoratori»
Per una sessantina di lavoratori estate senza stipendio, né contributi

Appalti per la refezione scolastica: «Chiediamo equità per i lavoratori»

La Filcams Cgil Sondrio: «Disparità sul fronte previdenziale per le regole fissate dall’Inps».

Più equità contributiva, da riconoscere a lavoratori che appaiono discriminati. È serrato l’impegno messo in campo dalla Filcams Cgil Sondrio, il sindacato che rappresenta gli addetti del commercio, turismo e servizi, a favore di quei dipendenti che garantiscono i servizi di ristorazione, pulizia e ausiliariato nelle scuole. Lavoratori “anomali”.

«Proprio così – spiega Marina Pensa, segretaria provinciale della Filcams – dopo l’estate riprende l’attività per coloro che svolgono le proprie mansioni negli istituti di istruzione valtellinesi, e alcuni di loro l’estate la hanno trascorsa senza che gli venisse riconosciuto né stipendio, né contributi».

Si tratta, precisa, di impiegati delle ditte che hanno gli appalti per la refezione scolastica. «Questi operatori – chiarisce ancora Pensa – legati con le aziende con un contratto a tempo indeterminato, durante la sospensione estiva dei servizi nelle scuole, sospensione che non dipende certamente da loro, sono discriminati rispetto ad altri occupati. Specie sul fronte previdenziale, non per regole aziendali, ma per regole Inps. Mentre per gli stagionali – prosegue – è garantito l’accesso alla Naspi, l’indennità mensile di disoccupazione e per il part time in generale, anche se con poche ore di lavoro, vale la contribuzione, questa tipologia di lavoratori che opera negli appalti scolastici, è invece priva di qualsiasi sostegno al reddito. Non hanno riconosciuti neppure gli assegni famigliari per il periodo di sospensione che va da giugno o luglio a settembre. Per loro, significa mancato stipendio, no ammortizzatori sociali».

Una anomalia particolare per addetti che sono in realtà a assunti a tempo indeterminato. «Si parla – chiarisce Pensa – nella nostra provincia, di una sessantina di dipendenti, una decina sono addetti alle pulizie nelle scuole, gli altri alle mense, questi lavoratori, che devono osservare una sospensione forzata dall’impiego nei mesi in cui gli istituti sono chiusi, non percepiscono alcun reddito e, ulteriore penalizzazione, non si vedono riconosciuta dal punto di vista previdenziale la contribuzione utile al calcolo per l’accesso alla pensione. L’Inps, in questo caso, non considera per il diritto all’accesso le 52 settimane all’anno, ma solo 40 o 44 a secondo che l’attività sia svolta nelle scuole dell’infanzia o negli altri ordini e gradi di istruzione».

La disparità di trattamento rispetto ad altre categorie, viene sottolineata dal sindacato, «è stata riconosciuta dalla Corte di Giustizia Europea già dal 2010, che a suo tempo definì “che l’anzianità contributiva utile ai fini della determinazione della data di acquisizione del diritto alla pensione deve essere calcolata per il lavoratore a tempo parziale come se egli avesse occupato un posto a tempo pieno”, prendendo in considerazione i periodi non lavorati. La Filcams Cgil di Sondrio è impegnata in azione legale contro l’Inps al fine di porre fine a tale discriminazione ed invita i lavoratori che ancora non hanno aderito alla vertenza a farsi sentire».


© RIPRODUZIONE RISERVATA