«Alla Valle serve il lavoro liquido»
Il presidente del Credito Valtellinese, Miro Fiordi, con Fabrizio Capobianco, intervenuto alla consegna del premio “Arturo Schena”

«Alla Valle serve il lavoro liquido»

Fabrizio Capobianco, ospite del Creval, ha spiegato il suo percorso professionale da Sondrio agli Usa . È un imprenditore di successo tra startup e high-tech: «Addio uffici e tecnologia, ricetta ideale per questa realtà».

Si chiama lavoro liquido la formula di successo della Valtellina. In inglese, “the liquid enterprise”, dove l’ufficio non c’è più. Si lavora da casa, con la complicità delle nuove tecnologie, guadagnandoci in salute e soldi, ma soprattutto in “happiness”. Un’opportunità, in grado di azzerare l’isolamento geografico di una valle come la nostra, chiusa tra le montagne e mal collegata al resto del mondo, proiettandola su mercati internazionali. Investendo sull’high tech, «nel software, in cui noi italiani competitivi e siamo più anche bravi degli altri».

È la ricetta di Fabrizio Capobianco, «emblema di un giovane valtellinese, che ha avuto un grande successo dall’altra parte dell’oceano» l’ha presentato giovedì pomeriggio alla consegna del premio “Arturo Schena” Miro Fiordi, presidente del Credito Valtellinese.

Apple watch verde acido al polso, bretelle blu elettrico e camicia azzurra, come un fiume in piena Capobianco ha incantato la platea nella Sala dei Balli, raccontando la sua storia. Quella di un ingegnere informatico, che ama la sua terra d’origine - è nato il 2 dicembre 1970 a Sondrio, si è diplomato al liceo classico Piazzi, per laurearsi a Pavia -, ma che nella Silicon Valley, dove vive da vent’anni con sua moglie, ha realizzato i suoi sogni.

Ha ripercorso la storia dell’inventore del cosiddetto “modello duale”. In altre parole ricerca in Italia e portafogli in California, messo in pratica con la più famosa delle sue tante aziende. Funanbol, una specie di cloud prima che il cloud diventasse di moda (30 milioni raccolti), che ha la sede a San Francisco, ma il centro di ricerca con 70 ingegneri a Pavia, «perché quello che manca nella Silicon Valley sono i talenti, di cui è invece ricchissima l’Italia».

La sua carriera nel high-tech è iniziata con Internet Graffiti, la prima società italiana di servizi dedicata al web. Aveva solo 23 anni, ma da allora ne ha fatta di strada. Tant’è: adesso, che alla soglia dei 47 anni si definisce «il nonno degli startupper», si sta godendo la sua ultima creazione. Tok.tv, un social network sportivo, un’applicazione per tifare insieme, con accordi con le maggiori squadre del panorama internazionale Barcellona, Real Madrid, Juventus. I numeri la dicono lunga: «Cinque milioni di dollari raccolti, 12 milioni di utenti, 15 dipendenti, di cui 10 in Italia» e il resto al di là dell’oceano.

«Mi sono reso conto che vedere le partite da solo era deprimente, poi ho preso un cane, parlavo con lui». Ma non era abbastanza. Ed ecco che la sua mente creativa ha “partorito” Tok.tv, «una piattaforma a voce, con cui condividere opinioni guardando le partite» con persone in ogni angolo del pianeta. Un’azienda senza uffici, liquida per l’appunto, «una caratteristica unica che, sono sicuro, sarebbe interessante per la Valtellina».

Quanto forte sia il suo legame con Sondrio e la sua famiglia, lo si è capito dai tanti aneddoti di cui ha disseminato il suo intervento questo startupper italiano d’America: «Ho fatto le elementari al Trippi, le medie alla Ligari, poi il liceo classico, nonostante fossi appassionatissimo di computer e mi piacesse programmare». È cresciuto «in manicomio, al Moncucco, essendo nato in una famiglia di psichiatri; ho fatto il liceo classico, perché mia nonna diceva, che greco e latino aprivano la mente, anche se l’ho insultata - ha ironizzato - quando all’università ho dovuto dare l’esame di Analisi 1».

Maggiori i punti di forza che quelli critici nel lavoro liquido: «La mia azienda è un ibrido che non ha uffici, ma chi lavora per me è felice. Contento perché lavora da casa, godendosi la famiglia».

Ed essere di buonumore, coincide con «massimi livelli di produttività» e guadagni interessanti. Nonché rispetto per l’ambiente: «Nessuno prende la macchina. Pensate che bello in Valtellina, uno dei più bei posti del mondo: il lavoro liquido permetterebbe di evitare lunghe code sulla Statale 38 e ritardi cronici dei nostri treni».

«Ho assistito poche volte a una testimonianza e a un intervento così efficace - l’apprezzamento del presidente Fiordi -, perché hai raccontato un’esperienza di un altro mondo, che però c’è, esiste, non è un sogno. Hai buttato lì una serie di pillole che, anche dal punto di vista istituzionale, rispetto al futuro del nostro territorio, sono davvero interessanti».


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