«Affari aumentati con il franco forte»
Le file in banca un anno fa: molti lavoratori ritirarono una parte del loro denaro

«Affari aumentati con il franco forte»

Nelle zone di confine risultati positivi: si è registrata una crescita degli acquisti tra il 5 e il 10% degli svizzeri. Maggiori incrementi per la ristorazione, alimentazione e pubblici esercizi. Bene anche il settore abbigliamento

15 gennaio 2015. Una data che pochissimi frontalieri hanno dimenticato e dimenticheranno. In seguito a forti pressioni sui mercati, improvvisamente l’istituto elvetico di emissione aveva annunciato la revoca del cambio minimo. Dopo essere immediatamente precipitato leggermente sotto la parità, l’euro si è leggermente rafforzato negli ultimi mesi, salendo a 1,05 – 1,10 franchi.

Quella di 365 giorni fa era una parità che sapeva di vittoria per i lavoratori italiani occupati in Svizzera e di probabili soddisfazioni per il comparto del commercio e del turismo. Stipendi, conti corrente e altri depositi erano diventati, improvvisamente, molto più pesanti. E subito si è ipotizzata una crescita, nei Comuni della provincia di Sondrio, del volume d’affari legato al turismo elvetico.

Nel giro di poche ore, davanti a tutte le filiali delle banche si erano formate lunghe code di lavoratori decisi a prelevare una parte del proprio denaro. Oggi, a circa un anno da quella giornata di file e sorrisi, il cambio si aggira sull’1,10.

Nelle zone di confine della provincia di Sondrio i risultati positivi ci sono stati e sono stati quasi proporzionali all’aumento del valore del franco. «Definire una percentuale per la crescita degli acquisti da parte di svizzeri è difficile, ma sicuramente l’incremento negli ultimi dodici mesi è stato considerevole: potrebbe essere compreso fra il 5 e il 10% - spiega da Chiavenna Davide Levi, presidente di sezione dei Commercianti e responsabile provinciale del comparto moda e abbigliamento -. Questa cifra potrebbe sembrare contenuta, ma bisogna considerare due elementi. Da un lato, la presenza di clienti svizzeri è limitata ad alcuni periodi all’anno, soprattutto in caso di condizioni climatiche che complicano la viabilità. Poi bisogna rilevare che il trend generale è negativo. Quindi il supporto rappresentato dalla clientela elvetica è ancora più rilevante». Secondo Levi, «sotto questo punto di vista c’è stato un bell’autunno, con la presenza di turisti e consumatori occasionali e un’aria internazionale in città». Per quanto riguarda i settori, Levi cita «quelli della ristorazione e dei pubblici esercizi, senza dimenticare l’alimentazione, a cominciare dalla grande distribuzione, dei vini e delle carni. Abbigliamento e altri articoli, secondo le prime stime, hanno avuto un incremento da agosto in poi».

Ma non è tutto oro il franco che luccica. Se in Italia c’è una sostanziale soddisfazione, per osservare l’altra faccia della moneta basta percorrere qualche chilometro in direzione dei Grigioni. Un anno fa, mentre molti festeggiavano, i sindacati avevano chiesto di essere prudenti. E oggi Arno Russi, sindacalista di Sankt Moritz, rileva che il peggio si è verificato. «Turismo, edilizia, industria: hanno sofferto tutti – spiega dalla sede di Unia -. Ci sono stati migliaia di posti persi solo nella nostra Regione, l’ultima brutta notizia riguarda la Alstom che taglia 1300 posti in Svizzera. Il bilancio è molto negativo. Purtroppo la Banca nazionale dovrebbe essere a disposizione del popolo, non comprendiamo queste scelte. Bisogna tornare a 1,20, sarebbe il minimo. Non ci si aspettavano conseguenze così pesanti e visto che le ripercussioni riguardano anche il turismo e l’edilizia nelle zone di confine, andranno a ricadere anche sui frontalieri valtellinesi e valchiavennaschi».


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