Addio a Triaca, manager con il cuore
Emilio Triaca aveva dichiarato in un’intervista di essere ammalato e di voler lasciare ogni incarico

Addio a Triaca, manager con il cuore

L’ingegnere che fu direttore di Levissima e ricoprì incarichi nella sanità lombarda aveva 69 anni. La sua ultima “missione”: rimettere in sesto il bilancio di Bormio Terme. Oggi è atteso il rientro della salma da Fano.

Un manager lungimirante, che ha collezionato successi sia nel settore privato con prestigiosi incarichi in industrie e società importanti del territorio, sia in ambito pubblico. Successi che lo hanno portato ai massimi livelli della sanità lombarda.

La Valle piange Emilio Triaca, l’ingegnere di Chiavenna, che si è spento ieri a Fano a causa di un’ischemia cerebrale. Era malato e aveva 69 anni. Lascia la moglie, quattro figli e una grande famiglia. Ma sono centinaia le persone che lo hanno conosciuto e apprezzato sul lavoro. Per la sua schiettezza. E soprattutto per le sue doti manageriali. Nel 1987 fu nominato direttore dello stabilimento di Cepina della Levissima.

Politicamente vicino al centrodestra, entrò nei primi anni del 2000 nel direttivo di Alleanza nazionale sotto la presidenza di Pierangelo Bonetti. Le sue doti manageriali lo resero un uomo prezioso per il partito e grazie alle sue competenze il suo nome figurava sempre nella rosa dei papabili per le nomine nella sanità. La prima arrivò nel 1998. Fu messo a capo dell’Azienda ospedaliera, poi dal 2003 ricoprì l’incarico di direttore generale dell’Asl di Sondrio.

Fu in quegli anni che Triaca tirò fuori dal cilindro l’idea di realizzare un ospedale ex novo in zona Moncucco, laddove un tempo esisteva l’ex ospedale psichiatrico di Sondrio e dove - proprio per questo - il Comune capoluogo aveva destinato la zona ad ospitare servizi sanitari. Presentò in Regione un progetto di massima (assieme ad un’altra ipotesi di nosocomio in quel di Fuentes) e si vide accordare gran parte dei finanziamenti. L’idea però fu affossata (politicamente) e non se ne fece più nulla.

Da Sondrio, Triaca, dopo dieci anni di direzione all’Asl fu promosso e trasferito a quella di Milano 2-Melegnano dove hanno sede i poli ospedalieri di San Donato e il San Raffaele.

Uomo giusto e leale, non le mandava a dire, ma aveva un modo davvero affabile per comunicare decisioni anche scomode. E soprattutto aveva la schiena diritta.

La sua appartenenza ad Alleanza Nazionale gli è di certo servita a fare carriera nella sanità lombarda, ma chi lo ha conosciuto, sa bene che non avrebbe esitato un attimo a scegliere una persona valida - ma di idee politiche diverse dalle sue - piuttosto che un collaboratore mediocre ma “sponsorizzato”.

Si dice proprio che per questo motivo da Milano 2 fu trasferito all’Asl di Lodi. Poi Formigoni scelse il suo nome tra 95 candidati quale commissario straordinario degli istituti milanesi Martinitt e Stelline e Pio Albergo Trivulzio, travolto nel 2011 dallo scandalo di “affittopoli”. Gli diedero tre mesi di tempo per mettere a nudo la situazione e per rimettere in piedi l’ente. Svolse il suo incarico egregiamente. Come sempre.

Rientrato in Valle, prese le distanze dalla politica (anche se all’ultima tornata elettorale di Chiavenna c’è chi lo avrebbe fortemente voluto sullo scranno più alto del municipio), per dedicarsi ad un’altra “missione”: rimettere in sesto i conti della società società Bormio Terme spa. Solo qualche settimana fa, aveva reso nota la sua volontà di lasciare il suo posto di presidente perché condizionato dalle precarie condizioni di salute.


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