Accordo a fine anno  per i frontalieri  L’annuncio di Conte
Entro fine anno sarà deciso il trattamento fiscale di settantamila lavoratori frontalieri italiani

Accordo a fine anno

per i frontalieri

L’annuncio di Conte

Svolta dopo 5 anni Incontro con la Confederazione

Il premier: «Sono preziosi, giusto non alzare le tasse»

«Entro la fine dell’anno ci sarà l’accordo sui frontalieri». È arrivato direttamente dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al termine dell’incontro con la presidente della Confederazione Elvetica Simonetta Sommaruga di ieri mattina, l’annuncio sull’intesa tra Italia e Svizzera rimasta in sospeso ormai da cinque anni.

Un testo che, secondo quanto si è letto dal 2015 in poi, avrebbe comportato un salasso per buona parte dei frontalieri e il rischio di vedere svanire i ristorni per i territori di confine. Ieri Conte ha detto di puntare a un accordo «favorevole».

«La pandemia ci ha mostrato quanto siano preziosi i lavoratori italiani in Svizzera e in particolare nel Ticino - ha spiegato Conte -. Con la presidente Sommaruga abbiamo salutato con favore i progressi fatti dal ministero dell’Economia e dalla Svizzera per un negoziato sul trattamento fiscale dei lavoratori frontalieri: vogliamo un accordo quanto più possibile favorevole nel reciproco interesse e auspichiamo che possa essere raggiunto entro fine anno».

Anche la rappresentante politica svizzera ha apprezzato il dialogo con il nostro Paese. «Sono molto contenta che oggi abbiamo potuto constatare che anche sull’accordo sull’imposizione dei lavoratori frontalieri abbiamo potuto avanzare i lavori, concretizzare e definire i parametri di una soluzione - ha affermato Simonetta Sommaruga -. Abbiamo constatato con Conte che esiste questa intesa per avanzare molto rapidamente, questo vuol dire anche firmare questo accordo prima della fine di quest’anno». Ma in concreto, cosa prevederà l’accordo e cosa significa vantaggioso? Da un lato vari parlamentari del Movimento 5 Stelle hanno garantito che le tasse per i circa settantamila lavoratori italiani occupati in Svizzera con il permesso G non aumenteranno. Una posizione supportata anche dai colleghi del Pd.

«Siamo convinti che il risultato referendario del 27 settembre possa essere finalmente un punto di partenza per la costruzione di un sistema che metta una volta per tutte al sicuro due principi cardini: non un euro di meno ai comuni di frontiera, non un euro in più di tasse ai lavoratori frontalieri - commentano i parlamentari del Partito Democratico Chiara Braga e Alessandro Alfieri -. Nel futuro accordo i Comuni di frontiera dovranno continuare a percepire lo stesso livello di risorse garantito dal sistema dei ristorni, fondi necessari per dare a tutti i cittadini i servizi essenziali. Allo stesso tempo non dovrà esserci aumento della tassazione per gli attuali lavoratori frontalieri, che hanno progettato la propria vita sulla base del sistema fiscale attualmente in vigore».


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