Zootecnia locale, l’accordo sul latte  salva le aziende
Dopo proteste e manifestazioni ci sono stati passi in avanti per il prezzo del latte

Zootecnia locale, l’accordo sul latte

salva le aziende

Il prezzo medio di acquisto dalle cooperative sfiora i 50 centesimi a fronte dei 39 di altri gruppi. Da aprile arriverà anche l’obbligo dell’etichettatura.

Quarantanove centesimi al litro per il latte ritirato dalle cooperative, 39 per quello conferito ad altri gruppi. Ecco i prezzi medi che gli allevatori valtellinesi riescono a spuntare in questo periodo secondo i dati raccolti da Coldiretti Sondrio, organizzazione in prima linea per la valorizzazione di questo prodotto e la tutela degli allevatori. Il 2015 e l’anno scorso sono stati complicatissimi per il settore lattiero-caseario a causa della caduta libera del prezzo di acquisto, che era arrivato a superare di poco i trenta centesimi. Sono state necessarie manifestazioni nelle piazze, incontri con le istituzioni e accordi con i leader internazionali del mercato.

E anche se i problemi non sono stati completamente risolti, ci sono stati dei passi in avanti, come rileva il direttore di Coldiretti Andrea Repossini. Si è saliti di vari centesimi rispetto al prezzo di produzione che, secondo alcune stime, si attesta sui 35 centesimi circa. «Il prezzo medio di acquisto dalle cooperative sfiora i 50 centesimi, al di fuori da questi circuiti virtuosi che caratterizzano il contesto valtellinese in modo positivo si scende a quota 39 circa - sottolinea -. Si tratta di una dinamica molto significativa, visto che questo trend riguarda circa mille aziende zootecniche da latte della provincia con una media di 3-4 addetti ciascuna, senza trascurare l’impatto sull’indotto».

Secondo i dati di Apa, l’associazione degli allevatori che si occupa dei controlli e garantisce l’elevata qualità, «le vacche da latte in Valtellina e Valchiavenna sono circa tredicimila», come sottolinea il direttore Gianmario Tramanzoli. All’attività nelle stalle si affianca nei mesi estiva il lavoro negli alpeggi: sono ben 132 quelli riconosciuti dall’Ats.

Un esempio di sistema che funziona è quello della Latteria di Chiuro, una realtà attiva da sessant’anni con il supporto di oltre venti produttori di latte della Valtellina che hanno le stalle a pochi chilometri dal caseificio. Oltre alla qualità, fra gli obiettivi «c’è la redditività da garantire alle aziende», come rileva con convinzione il presidente Franco Marantelli.

Il 2017 sarà anche un anno di novità sul fronte dell’etichettatura. Si tratta di una nuova tappa di un percorso che ha visto impegnati gli allevatori italiani - con un forte partecipazione di quelli valtellinesi - alla frontiera del Brennero, dove hanno protestato contro l’importazione di materia prima dall’estero per la realizzazione di derivati in Italia, ma anche per essere venduta nei cartoni. È atteso per aprile l’obbligo di indicare su tutte le confezioni di latte e suoi derivati l’origine delle materie prime in maniera ’’chiara, visibile e facilmente leggibile’’. Scatterà dopo tre mesi dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, avvenuta lo scorso 19 gennaio, del rispettivo decreto.

Questo nuovo sistema secondo le associazioni degli agricoltori e il governo rappresenta una vera e propria sperimentazione in Italia e consente di indicare con chiarezza la provenienza delle materie prime di molti prodotti come il latte Uht, il burro, lo yogurt e i formaggi. «Si tratta di un passo in avanti importante, frutto anche della straordinaria mobilitazione che è stata portata avanti dalla nostra organizzazione e dagli allevatori», sottolinea Repossini.


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