«Zona franca, vantaggio da ripensare»  Bormolini: «Non se ne parla nemmeno»
Dibattito aperto sulla zona franca di Livigno e i vantaggi extradoganali

«Zona franca, vantaggio da ripensare»

Bormolini: «Non se ne parla nemmeno»

Alla richiesta di Livigno del raddoppio del tunnel della Drossa, risponde il podestà di Poschiavo. Della Vedova: «Con collegamenti più agili non servirebbero più le facilitazioni. Bisogna fare delle scelte»

In attesa della riapertura del passo della Forcola, al momento prevista per lunedì 13 giugno, il tunnel Munt la Schera è l’unico collegamento attivo tra Livigno e la Svizzera. Nei mesi invernali, la galleria della Drossa garantisce l’accesso al Piccolo Tibet dalla Val Monastero e, attraverso l’Engadina, offre un passaggio verso l’intera Alta Valtellina dal nord Europa. Per questo il Comune di Livigno è interessato al raddoppio del tunnel ad una sola corsia, che attualmente può essere percorso a sensi alterni secondo orari prestabiliti e dietro il pagamento di un pedaggio. Il sindaco, Damiano Bormolini, ha rimarcato la volontà di migliorare l’importante collegamento viario in un video, realizzato lo scorso primo maggio con l’eurodeputata Lara Comi e pubblicato sulla pagina Facebook di quest’ultima.

La notizia, ripresa nei giorni scorsi dal quotidiano elvetico Südostschweiz ha suscitato diverse reazioni oltre confine, soprattutto nella vicina Valposchiavo, che da anni si confronta con il problema del traffico di transito per Livigno soprattutto nei periodi di apertura del passo della Forcola. E ieri sull’argomento ha voluto prendere posizione anche il podestà di Poschiavo, Alessandro Della Vedova. «Personalmente - ha scritto il politico svizzero sul suo profilo Facebook - ritengo che se Livigno, in maniera del tutto legittima, vuole migliorare i collegamenti verso la propria destinazione turistica deve accettare quale contropartita di mettere in discussione la zona franca. Il fatto che a suo tempo sia stata concessa questa agevolazione non è infatti casuale e va intesa proprio come uno strumento per compensare gli svantaggi dal punto di vista logistico».

Secondo Della Vedova, qualora ci fossero collegamenti viari più agili per Livigno, la zona franca quale misura di compensazione non avrebbe più ragione di esistere. «Per usare una metafora - ha aggiunto il podestà -: o la botte piena, o la moglie ubriaca. Tutte e due non va. Infatti, pur riconoscendo il suo sacrosanto diritto di svilupparsi, Livigno non può pretendere di farlo a discapito delle regioni limitrofe, che devono subire il traffico causato dalla zona franca».

Un riferimento questo a quello che il Podestà di Poschiavo definisce «pseudo turismo “mordi e fuggi” della benzina e dei prodotti extra doganali, che propugnano un modello di business ormai anacronistico».

E sarebbe proprio questo aspetto a disturbare gli svizzeri, non altri. «I livignaschi - ha proseguito Della Vedova - sono molto bravi a fare turismo, quindi penso che se la caverebbero benissimo anche senza la zona franca, che è un vantaggio che mette comprensibilmente tutte le vallate limitrofe in una posizione guardinga e di difesa. Giocando ad armi pari potrebbero invece nascere delle collaborazioni fra le singole destinazioni turistiche nell’area transfrontaliera in oggetto a beneficio di tutti, non di pochi privilegiati».

Laconica la conclusione della riflessione del podestà Della Vedova: «Che piaccia o meno, è giunto il momento delle scelte». E siccome queste ricadono su entrambi i versanti del confine, sarebbe forse auspicabile un confronto serrato e non solo qualche incontro estemporaneo come quelli che avvengono tra gli amministratori di Poschiavo e Livigno.

«Abolire la zona extra doganale? È fuori discussione». È quanto afferma, invece, e senza esitazioni, il sindaco di Livigno. Secondo Damiano Bormolini non è questo il punto della questione, quanto «un ragionamento logico su un possibile raddoppio del tunnel Munt la Schera, che permetterebbe di ridurre i tempi di percorrenza per chi transita su quella strada».

In questo modo, tiene a sottolineare l’albergatore in corsa per il rinnovo del mandato alla guida del Comune, «sarebbe possibile anche ridurre il problema dell’inquinamento per cui dalla Valposchiavo sono sempre giunte lamentele».

Insomma, secondo Bormolini il raddoppio della galleria della Drossa permetterebbe agevolazioni sia alla parte italiana che a quella svizzera. «I benefici non sarebbero solo per Livigno, ma anche per la Svizzera - sostiene -. E non va poi dimenticato un fattore determinante: la viabilità del Gallo non è ad uso esclusivo di Livigno, ma di tutta l’Alta Valtellina verso il Nord Europa. Permette un aumento di presenze anche per i comprensori di Valdidentro, Bormio e Valfurva».

Il tunnel, di proprietà della società idroelettrica svizzera Engadiner Kraftwerke, che lo realizzò come opera di supporto per la costruzione della diga del Punt dal Gall, è transitabile tutto l’anno e prevede il versamento di un pedaggio che varia tra la stagione invernale e quella estiva, oltre che tra il giorno e la notte e per la dimensione dei mezzi. Fino all’inizio dello scorso aprile per i livignaschi il passaggio era gratuito, poi la società proprietaria, a causa di proprie difficoltà economiche, ha deciso di introdurre il pagamento del pedaggio per chi risiede nel Piccolo Tibet da meno di cinque anni. La stessa società, secondo quanto riportato dalla stampa elvetica, sarebbe anche contraria alla proposta del sindaco Bormolini di raddoppiare il tunnel: essendo gli impianti legati a un contratto di riversione con scadenza nel 2050, non ci sarebbero interessi per un investimento migliorativo.

Altre difficoltà legate al possibile ampliamento del tunnel dipendono dal fatto che questo si trovi all’interno del territorio del Parco nazionale svizzero e che, alla sua uscita, la strada attraversa la diga, che non è stata concepita per il transito di un traffico sostenuto.

Per risolvere il problema del traffico, il sindaco Bormolini si dice comunque pronto ad incontri e all’individuazioni di soluzioni condivise con le autorità elvetiche. Non come sta avvenendo per la riapertura della Forcola, fissata esclusivamente dalla Svizzera per il 13 giugno. «Si tratta invece di una decisione - conclude il sindaco - che andrebbe chiarita e condivisa».


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