Vitalizi tagliati, anche Bordoni e Contini ricorrono al Tar
Ex consiglieri comunali contro il taglio dei vitalizi

Vitalizi tagliati, anche Bordoni e Contini ricorrono al Tar

I due sono tra i cinquantaquattro ex consiglieri regionali lombardi che si sono rivolti alla giustizia amministrativa contro la legge approvata a Milano lo scorso settembre che ha ridotto le “pensioni” in media del 10% fino al 2018, ha alzato l’età necessaria per iniziare a beneficiarne da 60 a 66 anni e ha previsto un divieto di cumulo con gli stipendi per incarichi pubblici. A mancare nell’elenco è invece Marco Tam.

Le argomentazioni proposte al Tribunale amministrativo regionale, secondo quanto comunicato dall’ufficio legale alla presidenza del consiglio regionale, sono incentrate «sull’individuazione di profili di illegittimità costituzionale delle norme di legge regionale su cui è basata la riduzione dei vitalizi. Viene lamentata la violazione del principio di intangibilità dei diritti acquisiti (nel caso di specie: il diritto acquisito dai ricorrenti alla percezione dell’assegno nella misura piena determinata secondo la normativa di riferimento)».

Tesi sposate appieno da Contini, classe 1940 eletto nel 1985 tra le file del Pci, che percepisce 3.320,71 euro lordi al mese che parla di provvedimento, quello di settembre, illegittimo ed incostituzionale. «Questa storia dei cosiddetti privilegi della politica è come la focaccia di Cerbero dell’Eneide - sottolinea Contini -. Io giro a testa alta e non credo di essere un privilegiato. Ho lavorato sodo per trent’anni e ricevo ora (ancora in parte da tassare) 2.680 euro al mese avendo versato un contributo del 25% al fondo pensioni così come previsto dalla legge».

Per Bordoni, 65 anni, eletto per la prima volta nel 1995 con Forza Italia, confermato nella seguente legislatura fino al 2005 e tornato rocambolescamente in consiglio nel 2008 con il Pdl fino al 2012, che percepisce una “pensione” di 22.751,88 euro lordi annui (1.900 euro lordi al mese) è più una questione di «solidarietà nei confronti degli altri». «Il mio vitalizio - sottolinea - non è di quelli che fanno tremare i polsi, ma qui abbiamo a che vedere con una questione di principio. I diritti acquisiti, di cui l’Italia è patria, o ci sono per tutti o non ci sono per nessuno».

Non solo non ha firmato il ricorso, ma si dice contrario Tam, classe 1950, eletto nel 2000 nella lista dei Ds il cui assegno è uguale a quello di Bordoni: «Trovo legittima, e l’ho condivisa, l’iniziativa del consiglio regionale, e del mio partito (Pd) che ha deciso di rivedere al ribasso gli onerosi compensi. Per cui non ci penso neanche a schierarmi contro i tagli».


© RIPRODUZIONE RISERVATA