Violino di capra come il formaggio Bitto  Con il bollino d’oro allora è proprio il top
Il violino di capra da tempo è presidio Slow food

Violino di capra come il formaggio Bitto

Con il bollino d’oro allora è proprio il top

Ci saranno due prodotti sul mercato, quello con carne indigena sarà riconoscibile. Allo studio un nuovo disciplinare con Slow food che aveva messo in forse il futuro del presidio.

Due violini di capra. Uno avrà il “bollino oro” e rispetterà il (nuovo) disciplinare di Slow food. L’altro sarà un prodotto tipico della Valchiavenna, ma potrà essere preparato senza tenere conto di alcune caratteristiche particolari.

Soluzione trovata - finalmente - per potenziare al meglio un prodotto che si è meritato il presidio Slow food ma che ora rischiava di soccombere viste le difficoltà a garantire la tipicità del prodotto.

Il presidio Slow food del violino di capra è uno dei più antichi e uno dei più significativi per il movimento che valorizza questo singolare salume prodotto con la coscia e la spalla della capra. Ma l’anno scorso nel cuore di Expo, nel padiglione di Slow food, i vertici della Fondazione per la biodiversità hanno ipotizzato la fine del presidio a causa del mancato rispetto delle regole, a cominciare dall’origine delle carni che dev’essere locale. Per i violini Slow food bisogna utilizzare animali allevati allo stato semibrado nelle aree montane della provincia di Sondrio, nutriti e macellati correttamente. In particolare l’alimentazione dev’essere naturale: solo erbe e piante selvatiche dei pascoli montani, integrate con farina gialla e crusca.

A Chiavenna è scattato l’allarme. In autunno c’è stato un incontro fra l’associazione, il Comune e gli allevatori. Ora il percorso prosegue. «Dopo l’incontro con Slow food stiamo definendo un nuovo disciplinare che dovrebbe garantire la specificità del nostro violino – spiega il sindaco di Chiavenna Luca Della Bitta -. Per quanto riguarda il violino Slow food, puntiamo su una produzione magari più limitata, con capre allevate allo stato brado sugli alpeggi, seguendo la lavorazione tipica e la stagionalità. A fianco di questo prodotto, che potremmo contrassegnare con un “bollino oro”, resta la possibilità di produrre violino tutto l’anno anche con altre carni. Contiamo di chiudere la partita molto presto e di ottenere il via libera di Slow food».


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