“Viaggi e avventure”. Premiata la Mongolia di Beniamino Pisati
Uno dei quattro scatti premiati dalla giuria internazionale

“Viaggi e avventure”. Premiata la Mongolia di Beniamino Pisati

Al sondriese il prestigioso riconoscimento del “Traveller photographer of the year”. A convincere la giuria «luce, azione e dinamicità»

«Scattate da un punto di vista che attira lo spettatore nel cuore dell’azione, queste fotografie splendidamente illuminate della gente e dei cavalli di Bayankhongor in Mongolia sono dinamiche e coinvolgenti. Piene di azione, lo spettatore sente davvero di essere parte dell’esperienza». Con questa motivazione la giuria del Traveller photographer of the year, concorso fotografico internazionale particolarmente selettivo oltre che prestigioso, che di anno in anno dà un riconoscimento a chi meglio interpreta con le immagini il senso del viaggio, ha premiato come migliori nella categoria “Viaggi e avventure” i quattro scatti del fotografo sondriese Beniamino Pisati. Sondriese, classe 1977, un padre appassionato di foto, autodidatta, già secondo nel 2011 al concorso fotografico Nat Geo e non nuovo, in generale, a riconoscimenti internazionali per i suoi scatti. Pisati aveva già ottenuto una menzione speciale al Travel Photographer of the Year, ma non era mai riuscito a vincere. Non fino a questa edizione. Grande dunque la sua soddisfazione. «Mi ha fatto molto piacere leggere le motivazioni dei giudici- commenta Pisati -, colpiti da ciò che cerco sempre nel mio lavoro, ovvero restituire a chi guarda le mie foto il senso di un luogo, di una situazione». Le quattro immagini premiate rappresentanto, come lui stesso dice, «un’indimenticabile giornata in Mongolia».
«Sono stato in Mongolia la prima metà di maggio - racconta - , partito per un servizio fotografico sulla filiera del cashmere. L’intenzione era di documentare tutto il processo produttivo, in particolare la vita dei pastori nomadi e le loro capre dalle quale viene pettinato il pregiato manto. Dopo aver contattato una multinazionale mongola del settore (Gobi cashmere) che mi ha organizzato tutta la logistica sul posto, sono stato ospitato da una famiglia di nomadi nella loro tenda (yurta) per una settimana. Ho avuto così la possibilità di vedere nel quotidiano oltre alla pettinatura del cashmere (che avviene da marzo a maggio) anche la vita dei pastori. Dash e Pule, possedevano all’epoca circa 1.000 pecore, 1.000 capre, 100 cammelli e 100 cavalli. Con tutti questi animali si spostano di altitudine e luogo nel corso delle stagioni. Un pomeriggio - continua - hanno radunato i cavalli, che brucavano liberamente nelle sterminate vallate in un recinto, qui sono stati castrati “a mani nude”. Le foto che ho scattato riguardano quel pomeriggio. Davvero un momento indimenticabile». Il lavoro sul cashmere è stato poi terminato ad Ulan Bator. Il prossimo anno Pisati tornerà lì con un gruppo: la Mongolia è infatti nella lista dei viaggi fotografici che lui stesso organizza. Il portoghese Joel Santosè stato nominato il miglior fotografo del 2016, con un portfolio che comprendeva le tecniche di pesca tradizionale in Ghana e una foto aerea di una carovana di dromedari e asini nella depressione di Afar, in Etiopia.


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