Via dal Sudafrica per Omicron  L’odissea del rugbysta Ceciliani
Massimo Ceciliani 24 anni gioca nelle Zebre Parma, tutti negativi

Via dal Sudafrica per Omicron

L’odissea del rugbysta Ceciliani

La storia L’atleta di Delebio era in trasferta con le Zebre di Parma Trenta ore per rientrare»

Tutto rinviato. Un “Omicron” ci ha messo lo zampino e, così, il match in programma per sabato prossimo, 4 dicembre, alle 14, ora di Città del Capo, che poi è identica a quella italiana perché siamo sullo stesso meridiano, fra i Cell C Sharks, di Durban, in Sudafrica, e le Zebre Parma, italiane, l’eccellenza del rugby a 15, è saltato.

Un eloquente “postponed”, piazzato dritto dritto sull’annuncio della gara, sul sito internet dedicato al torneo, lo United Rugby Championship, dà conto del misfatto, e di quanto, il coronavirus incida sulla quotidianità di tutti.

E a testimoniarlo, in prima persona, è Massimo Ceciliani, 24 anni di Delebio, una vita nel e per il rugby, giocatore delle Zebre Parma, nel ruolo di tallonatore.

«Siamo arrivati a Città del Capo martedì sera, senza alcun problema e mercoledì eravamo già sul campo per gli allenamenti - racconta -. Tutto è filato liscio come se nulla fosse, fino a venerdì mattina quando improvvisamente prima dell’ennesimo allenamento è giunto il dietrofront immediato. Eravamo in pullman, non avevamo ancora raggiunto il campo, quando ci hanno detto che non se ne faceva niente e che dovevamo subito rientrare in albergo».

E, da lì è partita l’odissea. Terminata con il rientro in Italia, ieri, con atterraggio a Bologna e trasferimento, scortato, in pullman fino a Parma, dove, tuttavia è partita la quarantena.

«Preciso, comunque, che noi giù eravamo costantemente controllati - dice Massimo Ceciliani -, perché almeno uno, ma anche due tamponi al giorno, di prassi, li facciamo sempre. E siamo sempre stati tutti negativi. Però appena è emersa la faccenda della variante “Omicron”, ovviamente, sono stati effettuati altri tamponi di controllo, sempre negativi, e ogni precauzione è stata presa».

«Non ci siamo più mossi dall’albergo - aggiunge il giocatore -, fino a quando la società gerente il torneo, non ha organizzato voli per il rimpatrio nostro e delle altre tre quadre europee in gara, due gallesi e una irlandese. Siamo, quindi, partiti, dopo l’ennesimo tampone, da Città del Capo, ieri mattina (domenica, ndr), verso Dublino, e, da lì, verso Bologna. Trenta ore di viaggio, interminabili. Sono stanco morto». Che, detto da un pezzo di ragazzo tutto energia come Massimo, lascia intuire la difficoltà del momento.

«A Bologna, ovviamente, altro tampone, tutti i controlli del caso e, poi, in pullman, scortati - dice - abbiamo raggiunto l’albergo di Parma, qui vicino al nostro campo di gioco, dove dobbiamo stare in isolamento. Non sappiamo quanto. Penso, al massimo, dieci giorni».

Ma l’auspicio, per Massimo, è che sia anche meno, perché, superata la stanchezza del viaggio, che in queste ore si sta facendo sentire tutta, il soggiorno obbligato in albergo può essere vissuto alla stregua di un calvario.

«Comunque - conclude il rugbista - l’importante è che stiamo tutti bene, tutti negativi e nessun sintomo, mentre per quanto riguarda la situazione giù, noi non ci siamo accorti di nulla. La città ci è sempre apparsa normale, nessun cambiamento. Dicono però che il problema non sia tanto a Città del Capo, quanto nelle aree più a Nord»
E. Del.


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