Venti pecore predate  Allarme lupo in Val Fontana
Un lupo nell’immagine di una fototrappola (archivio)

Venti pecore predate

Allarme lupo in Val Fontana

Ovini uccisi o feriti nei maggenghi, le impronte dei denti allo studio degli esperti. «Proabilmente un solo predatore»

Nei maggenghi della Val Fontana, nel territorio comunale di Chiuro, il 21 aprile scorso, un allevatore della zona, ha rinvenuto una ventina delle proprie pecore, predate. In parte morte, in parte ferite.

E, subito, ha intuito esservi la zampa e i denti del lupo, anche se, per provarlo, occorre attendere i risultati degli esami di rito, effettuati dalla Polizia Provinciale di Sondrio e dai Carabinieri del Corpo Forestale dello Stato, saliti in quota a verificare.

«Abbiamo raccolto subito tutto quanto abbiamo trovato in zona, che potesse ricondurre al predatore, le feci, in particolare, ma non solo - dice Maria Ferloni, tecnico faunistico della Provincia di Sondrio, esperto in grandi predatori quali il lupo e l’orso - e, al pari, abbiamo esaminato quanto ripreso dalle fototrappole. E, allo stato attuale, è molto verosimile che il predatore non sia un cane, ma un lupo. Preciso, un lupo, perché di questo si tratta, in quanto non abbiamo riscontri di altre presenze in zona».

Precisazione opportuna, considerato che, in questi ultimi giorni, ha preso corpo la narrazione di uno, o, addirittura, due branchi di lupi che si vorrebbero aggirarsi in zona, sul versante retico, cosa che ha indotto diversi allevatori-hobbysti a spostare le proprie greggi.

«Assolutamente no, con riguardo a questo caso - dice Ferloni -, parliamo di un esemplare, che ha agito in più e in diversi momenti. La predazione, cioè, delle venti pecore, non è avvenuta tutta in una volta, in una notte e in un solo posto. Gli animali si trovavano sparsi, in più aree, in valle, dai 1200 metri in su, e, il predatore, li ha assaliti in più occasioni, per parecchie notti di fila. Tant’è che abbiamo trovato anche animali morti da molto tempo. Allo stato brado, nella neve, da settimane, per cui, facile preda per il lupo che, certamente, fa molta meno fatica ad assalire una pecora indifesa che un cervo. Per quanto, abbiamo trovato anche un cervo predato, in zona, dallo stesso lupo».

Secondo Maria Ferloni, tuttavia, il problema rischierà di riproporsi, in futuro, almeno fintanto che non cambierà la cultura dell’allevamento di ovicaprini in quota.

«Ovviamente queste predazioni vengono risarcite e noi procederemo, come sempre, in questo senso - assicura -, però, va anche capito, che occorre custodire i propri animali. La modalità consueta, di portarli in quota e lasciarveli per mesi, allo stato brado, del tutto incustoditi, non è consona. Lo ripetiamo da anni, e, tuttavia, i problemi si ripetono tali e quali. Noi continuiamo a risarcire, però, non so, fino a quando questa politica verrà attuata».


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