Vasche antincendio, subito al via i lavori a Pratella e Dalò
Non sempre gli elicotteri hanno la possibilità di rifornirsi in laghi o specchi d’acqua

Vasche antincendio, subito al via i lavori a Pratella e Dalò

Chiavenna, l’ente montano affida l’intervento. L’assessore Premerlani: «Doteremo il territorio di punti di rifornimento facilmente raggiungibili».

Si parte con Pratella di Prata e Dalò, territorio di San Giacomo Filippo, ma il 2019 sarà l’anno delle vasche antincendio per il territorio della Valchiavenna. In questi giorni la Comunità Montana Valchiavenna ha aperto l’iter per l’affidamento dei lavori delle prime due vasche di accumulo fisse per l’acqua da raccogliere per l’antincendio boschivo. Le prime due piazzole riguarderanno la parte alta del fondovalle. Quasi una di fronte all’altra sui versanti opposti. Le altre due, invece, saranno collocate a San Bernardo, all’imbocco della Vallespluga, e a Paiedo di Samolaco.

«L’obiettivo – spiega l’assessore al territorio della Comunità Montana Valchiavenna Mauro Premerlani – è dotare il territorio di una rete di punti di approvvigionamento idrico facilmente raggiungibili tramite strada carrozzabile, ad una quota adeguata e in zone scoperte da questo punto di vista, ci sono altre zone, penso a Valle dei Ratti e Valcodera, che tra la diga della Moledana e le opere di presa di Salina non hanno questo problema».

Gli incendi degli ultimi anni hanno dimostrato come la necessità sia alta. Le zone a rischio incendio boschivo della Valchiavenna sprovviste di punti di approvvigionamento idrico individuate negli anni scorsi sono state Pratella di Prata Camportaccio, Dalò e San Bernardo a San Giacomo Filippo, Voga a Gordona e Paiedo di Samolaco. Le aree sono state percorse negli anni scorsi da numerosi incendi, anche di grande entità e sono sprovviste di punti di approvvigionamento idrico sia per gli elicotteri impegnati nell’attività aerea sia per le squadre antincendio boschivo a terra. Se per San Bernardo ci sarebbero il bacino artificiale di Truzzo e il lago di Caprara, anche questi non vengono ritenuti sufficienti. Soprattutto per la quota, oltre 2000 metri, che li rende difficilmente utilizzabili durante la stagione fredda. Negli altri punti non c’è nemmeno questa risorsa e non sono presenti laghi naturali. Il costo dei lavori per le prime due postazioni, si parla di base d’asta soggetta a ribasso, parla di un investimento di 188 mila euro.

Nei mesi scorsi il progetto è stato finanziato per l’intero importo ammissibile, 196 mila euro, dalla Regione Lombardia nell’ambito del Psr 2014-2020. In quota saranno realizzate a circa 1000 metri di altitudine due vasche, una di carico e una di accumulo che consentiranno di “immagazzinare” oltre 150 metri cubi di acqua. Pari a due giorni di lavoro di un elicottero a pieno regime. «Viste le difficoltà burocratiche legate agli appalti – conclude Premerlani – è difficile dire quando queste vasche saranno messe in condizioni di essere operative. Il nostro obiettivo è quello di concludere l’operazione se possibile entro l’anno in corso».


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