Vasche antincendio, quattro interventi
Trussoni: «Paiedo e San Bernando ok»

Chiavenna, la Valle ha pagato a caro prezzo la difficoltà di approvvigionamento idrico. L’ente montano ha varato due progetti per coprire il territorio,uno dei quali già attuato.

Valchiavenna “protetta” in caso di incendi. Sono ormai pronte tre delle quattro vasche realizzate in quota dalla Comunità Montana Valchiavenna per favorire l’approvvigionamento idrico agli elicotteri nel malaugurato caso in cui in valle dovessero svilupparsi incendi. Eventi che, purtroppo, i valchiavennaschi hanno imparato a conoscere fin troppo bene, visto che negli ultimi due anni sono stati tre i gravi episodi che hanno interessato la valle.

Due tra il gennaio e l’aprile del 2017 a Chiavenna e Piuro. Uno quest’anno tra Sorico e Samolaco. Eventi devastanti per la valle, soprattutto i primi due con danni alle attività agricole, all’allevamento e al patrimonio boschivo. Questi ultimi ancora ben visibili persino dal fondovalle e con ricadute gravi anche dal punto di vista dell’assetto idrogeologico. Finora a mancare sono state le possibilità di approvvigionarsi di acqua in quota. Elemento che ha contribuito ad allungare il percorso degli elicotteri e a rendere meno efficaci gli interventi.

Per questo lo scorso anno la Comunità Montana ha presentato a Regione Lombardia due distinti progetti ricevendo i finanziamenti nell’ambito del Piano di Sviluppo Rurale: «L’obiettivo – spiega il presidente della Comunità Montana Valchiavenna Davide Trussoni – era servire le aree dove non sono presenti bacini artificiali o naturali ad una quota congrua». Tra i 700 e i 1200 metri circa.

Il primo progetto, riguardante le vasche di accumulo a Paiedo di Samolaco e a San Bernardo di San Giacomo Filippo, è completato. Il costo per i lavori è stato di 91 mila euro.

Per quanto riguarda il secondo progetto, invece, siamo alle battute finali per una vasca, quella di Daloo tra Chiavenna e San Giacomo Filippo, mentre l’ultima vasca, quella di Pratella di Prata, sarà completata in primavera. Costo 160 mila euro: «Per le prime tre vasche – continua Trussoni – saremo pronti per il collaudo all’inizio del mese di dicembre. Per il periodo di maggior rischio, quello di gennaio e febbraio, saremo pienamente operativi».

In alcune zone i bacini ci sono. A San Bernardo, ad esempio, ci sarebbe l’invaso artificiale della diga di Truzzo. C’è un ma, però: «Purtroppo alcuni di questi bacini sono collocati ad un’altitudine troppo elevata e questo rende il loro utilizzo problematico per gli elicotteri dal punto di vista tecnico. Rimane preferibile approvvigionarsi in basso e poi salire rispetto al percorso inverso».

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