Lunedì 21 Ottobre 2013

Valtellina a Milano

con “Sciatt à Porter”

Nella vetrina la mucca in legno e la ricetta da seguire per preparare gli sciattIl nuovo locale, con un arredamento che volutamente ricorda l’atmosfera delle valli

A Milano è scattata una vera e propria sciatt-mania. Da giorni all’ombra della Madonnina tra i tanti valtellinesi che frequentano la città, ma non solo, non si sente parlare che di Sciatt à Porter.

Prima il tam tam mediatico che ha spopolato sui social network, Facebook in testa, poi l’inaugurazione in viale Monte Grappa giovedi 10 ottobre, ha alzato il sipario su quello che viene definito un laboratorio di gusto dai suoi ideatori.

Un ristorante valtellinese a Milano non è certo una novità.

Ma rivivere l’esperienza di gustare alcuni dei più apprezzati prodotti valtellinesi (sciatt, taroz, chisciòl, bresaola e pizzoccheri), offerti in coni o vaschette, con relativi tovaglioli e un fiore fresco, così da poter essere consumati in strada, a due passi da corso Como e dal nuovo polo residenziale di Porta Nuova, rappresenta un nuovo concept della ristorazione. Niente tavoli, tutti in piedi, il tutto rigorosamente 100% fatto in Valtellina.

La filosofia del progetto intende offrire a Milano uno spazio aperto a tutti: a chi intende vivere la pausa pranzo, a chi si vuole concedere uno sfizioso pre o post cena; a chi, semplicemente, vuole concedersi la piacevolezza dello stare insieme mangiando bene.

Un arredamento che richiama le tipiche atmosfere della nostra valle, con tronchi di betulle e pini e una improbabile mucca in legno grezzo che è già l’emblema del locale. Arredamento che cambierà a seconda della stagione con colori e suoni che rievocheranno le ambientazioni di casa nostra. Sciatt, in dialetto valtellinese, significa rospo, à Porter, evoca la moda “da portare” a Milano, come prototipo di un progetto che intende replicarsi in altre città e capitali europee. Emma Marveggio, ideatrice di Sciatt à Porter, valtellinese doc, dopo anni di esperienza nel settore della finanza e del marketing ha deciso di investire sulla sua Valtellina.

«Il progetto, che all’inizio poteva sembrare solo una visione, lo sto pensando da alcuni anni. Sembra lontano dal mondo della finanza e dalle imprese, ma aggiungendo un pizzico di follia personale, ho cercato di realizzare un sogno tutto mio, un progetto che vuole fare conoscere le eccellenze della Valtellina. Senza mai dimenticare, naturalmente, il lato business, Sciatt à Porter qui a Milano infatti, è un prototipo, una start up».

Dopo i primi giorni di successo a seguito dell’inaugurazione alla quale erano presenti moltissimi valtellinesi, tra cui volti noti come Carla Cioccarelli, presidente del Bim, e Giovanna Muscetti, presidente di Valtellina Turismo, non è vietato sognare in grande, magari di esportare Sciatt à Porter anche in altre città europee e nel mondo. «Noi italiani sappiamo fare benissimo alcune cose che hanno a che fare con il cibo, il vino, il buon gusto, l’arte - continua Emma Marveggio -, con Sciatt à Porter vogliamo offrire non tanto un prodotto, quanto un insieme di tutti quegli elementi, rivolgendomi a vari target».

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