Valmalenco scossa dai profughi. Fa discutere il possibile arrivo
L’ipotesi di ospitare i profughi agita la comunità di Chiesa Valmalenco

Valmalenco scossa dai profughi. Fa discutere il possibile arrivo

Forti polemiche sui social network sull’ipotesi di ospitare i rifugiati. Anche tra gli albergatori c’è chi afferma come la comunità non sia pronta.

Sui social network, Facebook in particolare, non si parla d’altro in queste ultime ore riguardo alla Valmalenco. Arriveranno o no i profughi somali? In molti li danno in arrivo, ma tale evenienza passa persino in secondo piano rispetto ai commenti “tranchant” che si rincorrono circa le modalità di un’integrazione giudicata da più parti impossibile.

«In questo piccolo villaggio alpino dove già uno di Triangia fa fatica ad integrarsi, secondo voi 30 persone scappate dalla Somalia chiusi in un albergo a far nulla, si potranno mai integrare con la popolazione locale?» .

È il contenuto di uno dei post diffusi ieri che ha scatenato una ridda di commenti, alcuni fortemente contro, altri più “ragionevolmente” contro, altri ancora sarcasticamente a favore, se prendiamo a riferimento un altro commento che replica in modo altrettanto tranciante: «Meglio un somalo in più che un malenco che non vede al di là del suo naso».

Social network a parte, l’ipotesi di arrivo di profughi africani a Chiesa in Valmalenco sembra scongiurata almeno al momento.

Antonella Fornonzini, la cui famiglia è proprietaria dell’albergo Rezia di via Marconi che pochi mesi fa era stato indicato come possibile “rifugio” per i profughi, sembra aver archiviato l’ipotesi di affittare l’albergo a un gestore che lavori con questi flussi.

«La Valmalenco non è pronta per questo tipo di accoglienza – annuncia Fornonzini –, io stessa sono rimasta molto stupita e turbata per la veemenza con cui sono stata additata per aver anche solo osato pensare a una soluzione di questo tipo. Non era mia intenzione mettere in croce il paese, anche perché dove sono state introdotte queste modalità di accoglienza non hanno prodotto alcun pericolo per la popolazione locale».

«Non accetto di finire in croce, perché la situazione del nostro albergo non è idilliaca. Ritengo sia una struttura apprezzabile in cui abbiamo investito rinnovandolo cinque anni fa, dato che il papà in particolare ci teneva moltissimo. In particolare non è idilliaco il rapporto con l’attuale gestore. Abbiamo dovuto rivolgerci al Tribunale per aver conto delle nostre spettanze e siamo a buon punto. La situazione si avvia alla normalità, per cui entro marzo dovrebbero essere sanate le pendenze, questo allenta una certa tensione che si era accumulata nei rapporti».

Gestione da valutare

Resta da capire se Fornonzini vorrà proseguire nel rapporto di affittanza con l’attuale gestore, che in precedenza non ha voluto entrare nel merito di questa discussione, con scadenza contrattuale al 2018, oppure se preferisca cercare soluzioni alternative.

Sul punto Antonella Fornonzini non si sbilancia, ma ribadisce di aver reputato utile soprassedere sull’opzione affittanza ad albergatori che si occupano dell’accoglienza di profughi «proprio per il fatto che la nostra comunità non è in grado di gestire al momento una simile eventualità in termini di azioni di integrazione», precisa. Una situazione destinata a scrivere nuovi capitoli, un po’ come la vicenda legata ai profughi in valle.


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