Valanghe, quei 15 minuti decisivi
Da sinistra: Giuseppe Pozzi, Sara Meraviglia, Mattia Ortelli e Riccardo Scotti

Valanghe, quei 15 minuti decisivi

Berbenno, esperti a confronto nella serata Cai: «È il tempo di autonomia respiratoria quando sei sotto». Non esiste il rischio zero, così come è inutile avere l’attrezzatura se non si è capaci di utilizzarla al meglio.

È stata un’interessantissima serata quella proposta venerdì dal Cai sottosezione di Berbenno nella sua nuova sede di Polaggia. Due i relatori dell’incontro, Riccardo Scotti (geologo e glaciologo, Scuola alpinismo e scialpinismo Luigi Bombardieri Cai Morbegno, Università degli studi di Bologna) e Mattia Ortelli (tecnico Barryvox, promoter Mammut e operatore nel Cnsas – Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico). Argomento: la sicurezza in ambiente innevato, rivolta a tutti i frequentatori della montagna, scialpinisti, ciaspolatori e a chi ama ripercorrere i sentieri estivi in ambiente bianco.

La sintesi di un discorso volto a raccomandare un approccio meno pericoloso con la montagna, consapevoli dei rischi ai quali si può comunque andare incontro. Esposizioni, quelle di Scotti e Ortelli, ricche di foto, filmati ed esperienze di quello che può succedere a contatto con la neve: le valanghe. Non un approccio a cuor leggero, sfatando diversi luoghi comuni, ma sempre consapevole che può arrivare, inaspettato, un conto salato da pagare. «Per andare in montagna bisogna essere capaci di sapere cosa si va a fare - ha sintetizzato Riccardo Scotti -, per cui il consiglio più semplice che mi sento di dare è quello di leggere sempre i bollettini della neve, informarsi sul suo stato, perché varia molto nel tempo e nello spazio, dopodiché decidere in base a quello che dice il bollettino. E questo, mi rendo conto, è un po’ più difficile; semmai affidarsi a gente più esperta. Le valanghe possono essere dietro l’angolo; per evitarle non esistono certezze, ma gradi di rischio: minore è, meglio è, ma è sempre presente quando c’è neve e bisogna sapere affrontarlo. Un dato implacabile: quando sei sotto, hai 15 minuti (più o meno) di autonomia respiratoria e di tempo per ridare aria ai tuoi polmoni - ha aggiunto -. Ci si scosta di poco da quei “15” e qui dipende da ognuno cosa vuole fare della propria vita; la sicurezza assoluta non c’è mai, più si sa meglio è, ma non è mai troppa. Cultura della montagna e curiosità nel voler imparare le cose per essere consapevoli di quello che si va a fare».

Ma se accade un guaio, come fronteggiarlo? È stato l’intervento di Mattia Ortelli a fare chiarezza: «Bisogna sempre avere con sé l’attrezzatura idonea. Il “focus” sull’attrezzatura in caso di valanga è spesso molto discusso a livello mediatico, ma altrettanto spesso non si dice che bisogna avere con sé questa attrezzatura, che sia efficiente, ma soprattutto occorre essere capaci di utilizzarla (Arva, sonda, pala) e sapere esattamente cos’è tutta la procedura di “auto-soccorso” da mettere in atto nei primi “famigerati” 15 minuti, oltre i quali aumentano verticalmente le probabilità di non trovare la persona in vita. C’è una normativa che regola il tutto, ma non mi piace parlarne, perché, per me, non deve essere una norma alla base di tutto (“se non fai ti sanziono”), ma una cultura del “rispetto” verso il compagno di gita, di escursione, del tipo: “sai che io ci sono e so che tu ci sei, in caso di fatalità”, sapere cosa fare nell’immediato e anche nel seguito».

E in caso di valanga, cosa fare? «Attiva subito il 112, ma nell’attesa scava. È meno facile di quel che sembra, comunque. Buon senso e attrezzatura». Giuseppe Pozzi, vicepresidente del Cai Berbenno, ha così commentato: «Una serata preziosissima; l’intento del direttivo è proprio quello di diffondere il più possibile il messaggio di andare in sicurezza in montagna ed è proprio un obbiettivo del Cai, divertirsi sì, ma in sicurezza».

Chiusura per la presidente Sara Meraviglia: «Argomento attualissimo questo della sicurezza e le nostre serate Cai hanno proprio l’intento di diffondere questo messaggio. Come sottosezione siamo contenti di questi incontri: vedere quasi sessanta persone in sala, di più non ce ne stanno, ti conforta che sei sulla buona strada».


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