Urla e stoviglie contro le sbarre, alta tensione in carcere

Urla e stoviglie contro le sbarre, alta tensione in carcere

Il frastuono si è sentito in tutta la zona tra via Caimi e via Mazzini, dal primo pomeriggio fino alla sera inoltrata, per cessare soltanto nelle ore notturne.

Era il loro obiettivo e sono riusciti a centrarlo: portare le propria protesta al di fuori delle mura del carcere. Prima la lettera indirizzata al Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria e al presidente del Tribunale di sorveglianza di Milano, poi lo sciopero della fame, al quale hanno aderito 25 detenuti su 38. E sabato, l’ultima eclatante ribellione: stoviglie e posate sbattute contro le sbarre, oltre a urla e invocazioni di aiuto.

Una protesta che non ha esaurito il malcontento: quasi tutti i ribelli hanno deciso di alzare ulteriormente l’asticella, aggiungendo lo sciopero della sete a quello della fame. Tutto questo, pare, per il trasferimento di uno dei detenuti che subito dopo pranzo sabato è stato portato a Monza.

Accogliendo la richiesta dei carcerati e sulla base della preoccupazione per la salute delle persone che si trovano in cella a Sondrio, oggi dovrebbe arrivare in città il provveditore regionale dell’amministrazione, non solo per incontrare di persona i detenuti, ma anche per confrontarsi con la direttrice Stefania Mussio, principale oggetto degli strali degli autori della protesta.


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